Sean Bones – Buzzards Boy (Frenchkiss)

Sean Bones - Buzzards BoySe si dice album “frou frou” subito uno pensa ad una cosa inascoltabile che si presenta al mondo musicale solo a riempire spazio nello scaffale del shop online di fiducia. Invece questo disco rappresenta perfettamente il termine “frou frou”: solare, scanzonato, ebete, perfetto come un mojito per quest’estate! Sean Bones non è nuovo alla produzione e già nel precedente Rings, debutto su Frenchkiss, aveva tentato di amalgamare con successo un buon pizzico di indie rock con una shackerata di reggae e rockstedy. La formula sul nuovo Buzzards Boy è la stessa, concedendo qualche apertura sixties in più, come sul singolo “Here Now”, e qualche tempo in levare in meno ma comunque “abbronzante”! Da segnalare inoltre, a confermare questa vena scanzonata, è la produzione di un lungometraggio in cui Sean partecipa assieme ad altri noti ceffi della scena di Brooklyn, Suckers, Yeasayer, al viaggio emozionale e lisergico del protagonista, Sean, partito da NY e perso nei meandri della Jamaica più vera. “Wha do dem” da vedere!!!

Willis Earl Beal – Acousmatic Sorcery (XL/Hot Charity)

Willis Earl BealAppena ho ricevuto in regalo il cd di questo artista la mia fantasia ha preso il largo e un immaginario naif mi ha pervaso. La decisione di Willis d’intraprendere un viaggio nel New Messico dopo essersene andato dal corpo dei Marines, l’aver vissuto ad Albuquerque come un outsider senza fissa dimora ed esprimere il proprio estro artistico affiggendo inviti disegnati da sè dove invitava chiunque a chiamarlo per avere in cambio ritratti e canzoni, mi aveva convinto che in mano avevo l’opera di un artista di quelli con la A maiuscola, una sorta di Basquiat d’oggi! Infilando il cd nel lettore si ha la sensazione di un puro artista, pazzo e sbilenco, dove la musica è poco importante rispetto ai testi e alle parole che Willis ci vuole raccontare. Il fatto che la XL si sia scomodata per pubblicargli il disco conferma la sua validità. Ora, come il giovane Basquiat, dovrà sopravvivere al mondo discografico, alle aspettative che gli piomberanno addosso e dovrà sopravvivere sopratutto a se stesso!

Geoff Barrow…Portishead, Quakers, BEAK>

Probabilmente ha qualche potere pranoterapeuta se tutto quello che tocca, parliamo di musica, diventa di notevole fattezza! Dai tempi in cui prese parte alle session di Blue Lines dei Massive Attack e alla nascita di tutto il fenomeno trip hop, Portishead, Tricky, Neneh Cherry, ai remix per Primal Scream e Depeche Mode lui è sempre stato lì a spingere al massimo la sua creatività. Ora sono passati anni, più di un decennio, ma lui non si è fermato e dopo aver fondato una sua etichetta, la Invada, e aver prodotto band ormai riconosciute come The Coral e The Horrors, torna in pista, manda in orbita ancora una volta per destinazioni ignote ma affascinanti i Portishead e torna alle sue passioni d’infanzia!
Una di queste è l’HipHop che lo porta a pubblicare per Stone Throw un album a nome Quackers, 41 tracce e 35 featuring, di energico indie rap che poggia su basi black ma in cui il suo tocco si distingue nettamente.

Quakers – “War Drums (feat. Phat Kat & Guilty Simpson)”

Poi è il momento di un’altra band che vede protagonista Barrow: Beak>, rock, kraut e space synth che promettono un interessante nuova uscita per giugno.

BEAK> – “Yatton”

Giungiamo poi, tanto per non dimenticare nulla del nostro poliedrico produttore, al concept album realizzato assieme al compositore Ben Salisbury, Drokk, ispirato alla serie a fumetti Mega-City One, devianti tappeti lisergici e piacevoli synth che tanto ci ricordano i Daft Punk nella fatica cinematografica di Electroma.

La cosa interessante di Geoff Barrow, oltre alla sua carriera di produttore, è senz’altro il marchio stilistico ben definito e distinguibile, cosa molto rara in giro.

Beck – I Only Have Eyes For You

Non posso nascondere la mia simpatia per il bamboccione Beck Hansen, sin da quando mi fece emozionare a tal punto da slogarmi la mascella durante un oramai lontano concerto ad Urbino! Non posso dimenticarmi di lui.Tanti lo vorrebbero ancora star da video clip di MTV, ma la TV è cambiata, la musica anche e Beck lo sa bene e si diletta in ogni modo, come il suo estro gli suggerisce. Doug Aitken, pluri premiato artista multimediale, gli ha promesso non di scalare le classifiche americane ma gli ha detto che sarebbe stato alla vista di tutti, anzi all’orecchio di un’intera città, e questa promessa  l’ha ispirato. Ed è proprio l’ispirazione sorprendente che mette Beck a interpretare un pezzo storico dei The Flamingos e poi a donarlo nelle mani di Doug Aitken per la sua installazione Song 1 , da brivido!

The Congos / Sun Araw / M. Geddes Gengras – Icon Give Thank (Rvng Intl.)

A volte è stupido sorprendersi… ma anche tanto bello! Premesso questo vi propongo questo nuovo lavoro di Cameron Stallones, aka Sun Araw, progetto singolare che si muove in sonorità indefinibili e per questo ancora fresche e sorprendenti. Il nostro eroe ha raggiunto le spiagge assolate della Giamaica per incontrare i redivivi The Congos, quartetto rastafariano che nasconde il loro passato dietro bianchi dreds, concretizzando la collaborazione avvenuta grazie all’etichetta RVNG intl.  che ha racchiuso il futuro delle sonorità pescate in giro in una collana dal nome decisamente emblematico: Frkwys (Freak Ways!!!).

Troviamo così, nella nuova uscita della collana, le fatiche lisergiche di Sun Arraw assieme al suo compagno di merende M. Geddes Gengras, spiriti vaganti nelle strade di Portmore immortalati in un dvd contenuto nella preziosa edizione dove i sorrisi benedicono una sinergia unica.

Feist – Bittersweet Melodies (Video)

Voglio discostarmi dal consueto post-recensione per segnalarvi questo video del nuovo singolo di Feist “Bittersweet Melodies”. Non avevamo dubbi su quest’artista, oramai la possiamo posizionare tra le donne dell’indie rock, matura e sensuale, con questo nuovo singolo ci sorprende per l’intelligente scelta di usare il lavoro della fotografa argentina Irina Werning , che ci fà sorridere stupiti di quanto è sorprendente invecchiare e poter dire, guardando una foto del passato: “Ma questo ero io?”!

Michael Kiwanuka – Home Again (Communion)

Ciao a tutti, amici di Soundverite! Non potevo scegliere un post migliore per debuttare su questo blog! Come cita il titolo dell’album, “Home Again” ,anch’io posso dire lo stesso ora che sono entrato nella casa, nella comune guidata dal nostro santone Gigi!!!……finalmente a casa!

Mikael Kiwanuka è figlio di quella madre nostalgica che oramai da un paio d’anni sta sfornando, forse troppi, figli colorati di suoni soul, r’n’b e motown che vedono un futuro solamente guardandosi alle spalle!

Non si può dire diversamente del nostro ragazzo dal cognome hawaiano. Di provenienza britannica e originario dell’Uganda, nella sua produzione non troviamo influenze  legate ad una necessità commerciale, bensì una capacità ed uno stile personale che và a tirare in ballo citazioni rischiose come l’empatico Bill Whiters o il poetico Terry Callier. Azzardate? Non proprio, lui suona la chitarra e riesce ad appoggiare sopra melodie decisamente struggenti, come nel caso del singolo “Home Again”, quando si apre ad arrangiamenti lo fa con sorprendente maturità rendendo giustizia al suo stile.

Forgiato nell’officina della Communion Records, organizzazione più che etichetta dietro alla quale si cela tra gli altri Ben Lovet dei Mumford & S., dove sembra che abbiano trovato il fertilizzante giusto visto la qualità del “raccolto” che continuano ad ottenere!