Marnero – Il Sopravvissuto (To Lose La Track/Sanguedischi)

Marnero - Il sopravvissutoQuando ormai ero convinto che la mia voglia di urlati in italiano per questa torrida estate 2013 sarebbe stata soddisfatta dal ritorno dei Fine Before You Came (sempre ottimi anche sulla media durata) e dei Gazebo Penguins (un po’ leggerini per i miei quasi 40, ma comunque validi), ecco spuntare i Marnero, che non conoscevo nonostante già due album all’attivo. Quello che colpisce de Il Sopravvissuto è l’intensità. Non solo dei suoni, che colpiscono per la varietà dei registri che sono in grado di adottare (si va dal post-hc allo sludge attraversondo momenti metal tout-court), ma soprattutto per le liriche. Parole che pesano come macigni anche quando si è costretti a indovinarle, scorticate dalle distorsioni di chitarra. Un album duro, dove anche le aperture melodiche non concedono tregua ma servono ad affondare meglio il colpo.
L’album è in download gratuito, ma nulla vieta di acquistare il supporto fisico (io mi sono appena ordinato il vinile).

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Iceage – You’re Nothing (Matador)

Iceage - You're NothnigSarà che questi terribili danesi suonano un po’ come un concentrato di tutto ciò che ho amato da adolescente, sarà che un po’ di sana cupezza e distorsione fanno sempre bene oppure, più semplicemente, sarà pure che è il disco ideale per affrontare questa coda invernale particolarmente fastidiosa. Fatto sta che gli Iceage tornano con un nuovo album ottimo, che ha le carte in regola per piacere anche a quanti non avevano apprezzato troppo la furia incompromissoria del loro esordio. You’re Nothing porta infatti in primo piano quella tensione melodica che prima faticava a emergere così com’era, compressa tra il clangore delle chitarre e la brevità dei brani. Il risultato, pur non rinunciando alla freddezza e alla ruvidità del post-punk, è certo più sbilanciato verso il punk hardcore californiano (“Coalition” e “In Haze” gli episodi più espliciti), ma ha il merito di mettere finalmente in luce la voce di Elias Bender Rønnenfelt, il cui cantato/urlato non è mai stato così espressivo, disperato e vibrante (si ascolti “Morals”, la “ballata” del video qui sotto).