Puntata #48!

Daughter - If You LeaveMi chiedo dove fossi mentre i Daughter pubblicavano i loro primi ep. Per fortuna ci pensa (ancora una volta) la 4AD a suonare la sveglia pubblicando il loro album di esordio If You Leave. A tentare di dare un’idea della loro musica, si potrebbe parlare di dream pop (il fantasma di Victoria Legrand aleggia tra i solchi del disco) o di new wave riproposta in chiave soffusamente folk. L’operazione può essere assimilata a quella già portata avanti con successo da The XX, dove però questi si affidano ad un suono algido ed minimale, i Daughter (che pure sono di Londra) prediligono un suono caldo e dilatato, avvolgente. Il risultato finale è simile nei suoi effetti: canzoni di una malinconia che prende alla gola, brani che si scavano un cunicolo in profondità per annidarsi nell’intimità dell’ascoltatore… e da lì non se ne vanno più. “Setting Fire To Our Insides For Fun…” come canta Elena Tonra in questa splendida Youth, per me già un classico.

Playlist martedì 26 marzo 2013

Daughter If You Leave (4AD)
“Youth”
Inc. No World (4AD)
“Black Wings”
Bonobo The North Borders (Ninja Tune)
“Towers”
Lapalux Nostalchic (Brainfeeder)
“Guuurl”
Atoms For Peace Amok (XL)
“Unless”
Marnie Stern The Chronicles of Marnia (Kill Rock Stars)
“Immortals”
Waxahatchee Cerulean Salt (Don Giovanni)
“Peace & Quiet”
The Men New Moon (Sacred Bones)
“Half Angel Half Light”
Parenthetical Girls Privilege (Abridged) (Marriage)
“A Note To Self”
Little Wings Last (Rad)
“I Waited On The Door”
Benoît Pioulard Hymns (Kranky)
“Reliquary”

Puntata #46!

Phopshorescent - MuchachoIl ritorno di Phosphorescent rincuora. Al di là del fatto che mancava da un po’, fa piacere constatare che Matthew Houck ha riscoperto la voglia di osare un po’, dopo il recente ripiegamento verso la tradizione di To Willie (2009, addirittura un tributo a Willie Nelson) e Here’s To Taking It Easy (2010). Alla fine, questo nuovo Muchacho è meno audace di ciò che autorizza a pensare il singolo “Song For Zula” con i suoi orpelli pigramente elettronicheggianti in odore di Bon Iver, ma almeno segna un ritorno più deciso verso quel country gospel corale e dilatato che ne costituiva la cifra stilistica. In questo senso osa sicuramente di più John Grant che con Pale Green Ghost si lascia alle spalle con gesto inequivocabile il Texas e i Midlake, per scoprire il fascino dell’Islanda e del suono algido dei sintetizzatori. Biggo Veira dei Gus Gus lo asseconda e produce con mano pesante un album che lascerà perplessi gli estimatori di Queen Of Denmark (2011). Dategli comunque una chance, perché il disco cresce con gli ascolti e lui dimostra di avere sempre la stoffa del fuoriclasse.

Phosphorescent – “Song For Zula”

Playlist martedì 12 marzo 2013

Phosphorescent Muchacho (Dead Oceans)
“Song For Zula”
John Grant Pale Green Ghost (Bella Union)
“Pale Green Ghost”
Parenthetical Girls Privilege (Abridged) (Marriage)
“Careful Who You Dance With”
Rhye Woman (Innovative Leisure)
“Open”
Youth Lagoon Wondrous Bughouse (Fat Possum)
“Pelican Man”
The Men New Moon (Sacred Bones)
“Electric”
Black Bug Reflecting The Light (Hozac)
“You Scream”
Waxahatchee Cerulean Salt (Don Giovanni)
“Brother Bryan”
Thao & The Get Down Stay Down We The Common (Ribbon Music)
“Move”
Torres s/t (autoprodotto)
“Honey
Feeding People Island Universe (Innovative Leisure)
“Closer”

Sante Parole: Thao Nguyen

Thao Nguyen I think I’m more effective as an activist if I stay in music, to be honest. Music, the way it reaches people and transcends divisions, is a really effective and powerful forum. You know, the first song on the record is about Valerie Bolden, this woman I visited in state prison. So, instead of talking about how old I was when I first started playing guitar, I could talk about her, and about the California Coalition for Women Prisoners.

Thao Nguyen a tutto campo in questa bella intervista. Il suo nuovo album, We The Common, è da poco stato pubblicato via Ribbon Music. Dedicato a tutte le lettrici.

Thao & The Get Down Stay Down – “We The Common (For Valerie Bolden)”

Foxygen – We Are The 21st Century Ambassadors Of Peace & Magic (Jagjaguwar)

We Are The 21st Century Ambassadors Of Peace & MagicPer me si tratta di un ottimo disco. Lo dico in apertura e senza giri di parole. Del resto su questo album mi sono giocato una pizza, scommettendo sul seguito di quel diamante grezzo che era Take The Kids Off Broadway. Anche per questo motivo mi son preso la briga di fare una cosa che non faccio mai: confrontare un po’ di recensioni in giro per il web. Ne vien fuori che i Foxygen non fanno affatto l’unanimità, anzi dividono in maniera molto netta. La prima spaccatura si riscontra tra critica estera (mediamente molto positiva) e quella italiana (in questo caso molto severa). Per Pitchfork si stratta di un best new music, lusinghiero anche il giudizio di Paste Magazine e molto positivo quello di Consequence of Sound. In Inghilterra, dove sono poco inclini ad assecondare nuovi fenomeni made in USA, la BBC ne ha parlato molto bene e l’NME gli affibia un 8/10. Le recensioni negative più che altro puntano il dito contro la “mancanza di personalità”. I Foxygen scopiazzano. Per SA il tutto si riduce ad una a “una simil-compilation di quasi-cover” (sic) e su Ondarock si pensa alla malafede e ci si spinge fino ad ipotizzare astute operazioni  al fine di “fare un gruzzoletto abbastanza grande per comprarsi una macchina o aprirsi un mutuo per la casa” (sob, la “crisi” l’abbiamo introiettata da queste parti, ormai). Più pertinente invece la stroncatura di The Quietus che rimprovera ai due californiani di aver riportato nel XXI secolo l’estetica e il suono di un decennio, senza però essere riusciti a rievocarne il fascino. Tirando le somme si ripropone il solito problema: l’originale e il derivativo sono categorie utili per valutare un album? Io ormai da tempo sono convinto di no. Anche perché spesso ciò che ci sembra originale è semplicemente il risultato di un furto a ladri più discreti di quelli a cui hanno rubato i Foxygen. Che dovremmo dire di Tame Impala o di Jake Bugg? A me piacciono entrambi ma se mi si viene a dire che “hanno saputo impastare di nuove idee vecchi concetti” (sempre qui), permettetemi di sorriderne. I Foxygen sanno scrivere canzoni (e questo penso sia incontestabile) e soprattutto, cosa che non è stata messa quasi mai in evidenza, sono dotati di un’irriverenza e di una sfacciataggine che li rende genuini e credibili.

Puntata #40!

Yo La Tengo - FadeLasciamo un momento da parte il nuovo Foxygen (su cui sto per tornare con un post ad hoc) e concentriamo l’attenzione sul nuovo album di Yo La Tengo. La band di Hoboken continua ad inanellare degli album superlativi, piccoli capolavori di leggerezza e compiaciuta malinconia, sempre diversi eppure sempre così fedeli ad un suono spesso in bilico tra l’acustico e il distorto. Fade si gioca ancora una volta su equilibri impossibili, tra l’utilizzo delle distorsioni di cui restano maestri (poca importa che si facciano più discrete), le orchestrazioni che accompagnano le canzoni senza prenderne il sopravvento, e le parti cantate che sussurrano melodie così perfette che meriterebbero di essere urlate. Nella versione deluxe della copia in vinile, Fade si presenta con un 7″ che contiene una cover dei loro discepoli Times New Viking ed un’altra, più interessante, della hit del loro maestro Todd Rundgren “I Saw The Light”. Quel che si chiama una chicca.

Playlist martedì 29 gennaio 2013

Foxygen – We Are The 21st Century Ambassadors of Peace & Magic (Jagjaguwar)
“On Blue Mountain”
Christopher Owens Lysandre (Fat_Possum)
“Here We Go”
Phosphorescent Muchacho (Dead Oceans)
“Song For Zula”
Parquet Courts Light Up Gold (What’s Your Rupture?)
“Master of My Craft”
California X s/t (Don Giovanni)
“Pond Rot”
Javelin Hi Beams (Luaka Bop)
“Nnormal”
Kendrick Lamargood kid, m.A.A.d. city (Interscope)
“Backseat Freestyle”
Linguaggio MacchinaLinguaggio macchina v.1.1 (autoprodotto) [free download]
“linguaggio macchina 1.1.2”
FaltyDLHardcourage (Ninja Tune)
“Streight & Arrow”
Yo La Tengo Fade (Matador)
“I Saw The Light”

Best of 2012, #16: M. Ward – A Wasteland Companion

She’s a primitive girl. She says it herself. / She cuts to the chase, yeah like nobody else. / If you say “how you doin’?” She’ll say “I’m doin’ well” / She’s a primitive girl. She says it herself.M. Ward - A Wasteland Companion

“Primitive Girl” di M. Ward, dall’album A Wasteland Companion pubblicato il 10 aprile via Merge.

Troy Von Balthazar – … is With The Demon (Shellshock)

I ChokeboreTroy Von Balthazar - …Is With The Demon, a loro modo, sono stati un gruppo perfetto. Una band a cui ogni componente ha dato un contributo fondamentale e determinante. L’insistenza minimale e potente della sezione ritmica, le chitarre affilate come bisturi e, ovviamente, la voce di Troy Von Balthazar a conferire alla tristezza sad-core delle loro canzoni il marchio di una disperazione definitiva, senza redenzione possibile – tutto ciò li ha resi un’esperienza musicale unica e poco conta che oggi a ricordarli siano solo i pochi che li hanno amati e seguiti nella seconda metà degli anni ’90. Troy oggi continua a fare ottima musica, a cantare con la stessa vocazione a sporgersi sul vuoto.