The Black Angels – Don’t Play With Guns (video)

The Black Angels - Indigo MeadowMi sono imbattuto in questo video dei Black Angels casualmente, subito dopo aver guardato il video di “People of The Sticks” dei Besnard Lakes. Son rimasto sorpreso perché, per quanto le due band propongano un approccio alla psichedelia molto diverso, i due video invece hanno molto in comune dal punto di vista estetico. In entrambi c’è un pizzico di ironia ma, cosa più interessante, in entrambi si ripropone il tema dell’alterazione delle percezioni tramite droghe in contesti inusuali e ben distanti dal consueto immaginario hippie. Vale la pena vederli entrambi e in rapida successione.
Per quanto riguada Indigo Meadow, il nuovo album della band texana, mi limito a dire che può piacere o non piacere per le stesse identiche ragioni. Si tratta, ancora una volta, di psichedelia garage da manuale, dove le dilatazioni più liserguche del passato sono contenute a favore di un approccio più muscolare e diretto. Sono bravissimi, direi perfetti. Se però siete in cerca di originalità (buona fortuna), naturalmente, questo disco non fa per voi.


Advertisements

Puntata #45!

Youth Lagoon - Wondrous BughouseDi Trevor Powers ho sempre pensato un gran bene. The Year Of Hibernation (Fat Possum, 2011) mi aveva colpito per le sue canzoni capaci di mantenere una forte identità folk e tradizionale, sebbene gli arrangiamenti palassero un linguaggio molto più attuale, fatto di tastiere e dilatazioni sintetiche. Youth Lagoon torna adesso con questo Wondrous Bughouse che è un notevole balzo in avanti sia per quanto riguarda il suono (saturo e lussureggiante, nei momenti più intensi addirittura sinfonico), sia per quanto riguarda la sua scrittura che, finalmente, osa senza nascondersi. Ne vien fuori il ritratto di un autore complesso, capace di evocare le grandi melodie del passato (Beatles e primi Pink Floyd soprattutto), rilanciando però l’attitudine alla modernità del suono, questa volta affidato a quel geniaccio di Ben Allen (già produttore di Merriweather Post Pavilion e Halcyon Digest, per intenderci). Pop psichedelico e barocco, intenso ed emotivo.

Youth Lagoon – “Mute”

Playlist martedì 5 marzo 2013

Youth Lagoon Wondrous Bughouse (Fat Possum)
“Mute”
Buke and GaseGeneral Dome (Brassland)
“Houdini Crush”
Parenthetical Girls Privilege (Abridged) (Marriage)
“Evelyn McHale”
Jim James Regions Of Sound & Light Of God (ATO)
“Dear One”
Anthroprophh s/t (Rocket Recordings)
“Hermit”
Spectral Park s/t (Mexican Summer)
“L’appel du vide”
Iceage You’re Nothing (Matador)
“Wounded Hearts”
Parquet CourtsLight Up Gold (What’s Your Rupture?)
“Borrowed Time”
Veronica FallsWaiting For Something To Happen (Bella Union)
“Teenage”
Beach FossilsClash The Truth (Captured Tracks)
“In Vertigo (ft. Kazu Makino)”
Chelsea Light Moving s/t (Matador)
“Heavenmetal”

Psychic Ills – One Track Mind (Sacred Bones)

Psychic Ills - One Track MindUna copertina disegnata da Powell St. John e un ospite del calibro di Neil Hagerty fanno già capire su quali credenziali può già contare la band newyorkese e, soprattutto, su quale panorama stiamo andando a sporgerci quando ascoltiamo One Track Mind. Anche gli Psychic Ills recuperano certa psichedelia garage ibridandola con suggestioni wave, restituendo il tutto dopo averlo passato al filtro della loro sana attitudine da slackers consumati. Un’operazione già riuscita bene ai Crystal Stilts e, prima ancora, ai Clinic (solo per citare i primi nomi che vengono in mente). Questo quarto album (il secondo per Sacred Bones) convince e piace dalla prima all’ultima traccia grazie alla profondità di un suono che scintilla tra la nebbia delle atmosfere dilatate e l’incedere pigro, quasi assonnato, della maggior parte delle canzoni.

Psychic Ills – “Might Take A While”

Foxygen – We Are The 21st Century Ambassadors Of Peace & Magic (Jagjaguwar)

We Are The 21st Century Ambassadors Of Peace & MagicPer me si tratta di un ottimo disco. Lo dico in apertura e senza giri di parole. Del resto su questo album mi sono giocato una pizza, scommettendo sul seguito di quel diamante grezzo che era Take The Kids Off Broadway. Anche per questo motivo mi son preso la briga di fare una cosa che non faccio mai: confrontare un po’ di recensioni in giro per il web. Ne vien fuori che i Foxygen non fanno affatto l’unanimità, anzi dividono in maniera molto netta. La prima spaccatura si riscontra tra critica estera (mediamente molto positiva) e quella italiana (in questo caso molto severa). Per Pitchfork si stratta di un best new music, lusinghiero anche il giudizio di Paste Magazine e molto positivo quello di Consequence of Sound. In Inghilterra, dove sono poco inclini ad assecondare nuovi fenomeni made in USA, la BBC ne ha parlato molto bene e l’NME gli affibia un 8/10. Le recensioni negative più che altro puntano il dito contro la “mancanza di personalità”. I Foxygen scopiazzano. Per SA il tutto si riduce ad una a “una simil-compilation di quasi-cover” (sic) e su Ondarock si pensa alla malafede e ci si spinge fino ad ipotizzare astute operazioni  al fine di “fare un gruzzoletto abbastanza grande per comprarsi una macchina o aprirsi un mutuo per la casa” (sob, la “crisi” l’abbiamo introiettata da queste parti, ormai). Più pertinente invece la stroncatura di The Quietus che rimprovera ai due californiani di aver riportato nel XXI secolo l’estetica e il suono di un decennio, senza però essere riusciti a rievocarne il fascino. Tirando le somme si ripropone il solito problema: l’originale e il derivativo sono categorie utili per valutare un album? Io ormai da tempo sono convinto di no. Anche perché spesso ciò che ci sembra originale è semplicemente il risultato di un furto a ladri più discreti di quelli a cui hanno rubato i Foxygen. Che dovremmo dire di Tame Impala o di Jake Bugg? A me piacciono entrambi ma se mi si viene a dire che “hanno saputo impastare di nuove idee vecchi concetti” (sempre qui), permettetemi di sorriderne. I Foxygen sanno scrivere canzoni (e questo penso sia incontestabile) e soprattutto, cosa che non è stata messa quasi mai in evidenza, sono dotati di un’irriverenza e di una sfacciataggine che li rende genuini e credibili.