Scout Niblett – It’s Up To Emma (Drag City)

Scout Niblett - It's Up To EmmaSe ci fosse una classifica dei musicisti più scandalosamente sottovalutati degli ultimi dieci anni, la cara Scout sicuramente meriterebbe una piazza. I suoi album sono per lo più recensiti bene, eppure sembra proprio che nonostante la cerchia degli accoliti che la seguono (tra cui naturalmente mi annovero), un riconoscimento più ampio e generalizzato resti sempre un passo oltre. It’s Up To Emma, il nuovo album, non cambierà di molto le cose. Abbandonato Steve Albini dopo anni di collaborazione, Emma (che è il vero nome di Scout) fa da se ma di fatto non abbandona la spigolosità delle chitarre e la ruvidità secca di quei colpi di batteria che da sempre accompagnano la sua voce. Scout Niblett continua a muoversi nel solco tracciato da PJ Harvey tanti anni fa, e lo fa con una credibilità e un’intensità che a momenti lasciano senza fiato.

Qualche post fa si parlava proprio di prove di dialogo tra r’n’b/soul nero e folk/indie bianco. Mi si passi la banalizzazione a colori. Questa cover che non ti aspetti penso si possa inserire tranquillamente all’interno del quadro. Cover dell’anno?

Scout Niblett – “No Scrubs”

Puntata #50!

Autre Ne Veut - AnxietyÈ sempre un momento inebriante quello in cui si riconosce un che sta avvenendo qualcosa di nuovo all’interno del panorama della musica pop. Piccoli movimenti, sussulti, prendono il via e, poco a poco, cominciano a modificare il panorama di qualcosa che sembrava cristallizzato. Ci risiamo, seguendo lo schema rigido, caro a Simon Reynolds, i bianchi si stanno appropriando di suoni e ritmiche da sempre neri, per restituirli in forma nuova e universale. È così che prende forma l’incontro tra due mondi musicali apparentemente inconciliabili, lo snobismo indie degli hipster dialoga con la sensualità tracotante e un po’ cafona dell’r’n’b, producendo qualcosa che suona estremamente familiare eppure innegabilmente nuovo. Segnali dapprima sparsi e distanti (una cover da brividi di Sam Amidon, i campioni dei Beach House su cui canta The Weeknd) assumono consistenza e vengono rilanciati dalle suite ambient di How To Dress Well e dai falsetti filtrati di Bon Iver, per farsi infine spiegare alle masse dal soul liquido di James Blake. Sul ritorno (felice) di quest’ultimo torneremo, preferisco qui sottolineare come a partire da questi sussulti, piano piano, abbia preso forma quello che oggi è un fenomeno indubitabilmente ampio e globale. Anxiety, il nuovo album di Autre Ne Veut interpreta il nuovo suono da una prospettiva ancorata al pop elettronico anni ’80; sempre da New York gli Inc. tentano una sintesi ancor più audace recuperando atmosfere e chitarre wave; a Sidney, in Australia, un ragazzino che si fa chiamare Flume esibisce una passionalità soul in una chiave mai così sintetica; in California i Rhye si sporgono sullo stesso panorama con estetica sfacciatamente indie e, in questo senso, ancor più in là si spingono i londinesi Vondelpark. E questo solo per citare i nomi di cui più si sta parlando.
Io, mentre decido se e quanto mi piacciono, vi propongo un rapido tour in questo nuovo mondo che prende forma.

Autre Ne Veut – “Play By Play”

Inc. – “Black Wings”

Flume – “Left Alone feat. Chet Faker”

Rhye – “Open”

Vondelpark – “California Analog Dream”

Playlist martedì 9 aprile 2013

James Blake Overgrown (Polydor)
“Life Round Here”
Autre Ne Veut Anxiety (Mexican Summer)
“Counting”
The Knife Shaking The Habitual (Mute)
“A Tooth For An Eye”
Empress Of Systems (Terrible)
“Tristeza”
Hookworms Pearl Mystic (Gringo)
“In Our Time”
The Besnard Lakes Until In Excess, Imperceptible UFO (Jagjaguwar)
“People Of The Sticks”
Daughter If You Leave (4AD)
“Still”
Videodreams Shipwreck (Ghost)
“Can’t Be Wrong”

Frank Ocean – Channel Orange (Def Jam)

Frank Ocean - Channel OrangeNe parlano tutti benissimo, giustamente. Channel Orange vi riconcilia con la black music al primo ascolto. Sempre che abbiate bisogno di essere riconciliati, beninteso. Io un po’ sì, dal momento che l’r’n’b oggi suona spesso troppo leccato per i miei gusti, e l’hiphop è sempre troppo ostaggio di troie e cocaina per non venirmi a noia dopo un po’ (ammetto che ci son dei nomi che ascolto molto volentieri, però). In ogni caso, questo è un disco che va ascoltato anche se, come me, non frequentate troppo i generi (al plurale, sì, perché qui c’è tutta la musica nera). Frank Ocean l’ho scoperto con questo disco, con un ritardo che, considerati i successi che ha firmato anche per altri artisti, veramente non ha giustificazioni.
Il fatto poi che abbia recentemente parlato della propria omosessualità, me lo fa stare ancora più simpatico. Ha coraggio il ragazzo, oltre che genio, per fare simili ammissioni in quello che è propbabilmente l’ambiente più omofobo della cultura contemporanea. Non sarà magari un coming out, ma già parlare di sè in questi termini aiuta a muovere le cose, come si può constatare già dalla reazione di Tyler The Creator, collaboratore amico di Frank e noto per i suoi versi omofobi. Son convinto che d’ora in poi più di qualche rapper comincerà a pensarci un attimo prima di lasciarsi andare ad insulti gratuiti all’indirizzo degli omosessuali.

Frank Ocean – “Pyramids”

Michael Kiwanuka – Home Again (Communion)

Ciao a tutti, amici di Soundverite! Non potevo scegliere un post migliore per debuttare su questo blog! Come cita il titolo dell’album, “Home Again” ,anch’io posso dire lo stesso ora che sono entrato nella casa, nella comune guidata dal nostro santone Gigi!!!……finalmente a casa!

Mikael Kiwanuka è figlio di quella madre nostalgica che oramai da un paio d’anni sta sfornando, forse troppi, figli colorati di suoni soul, r’n’b e motown che vedono un futuro solamente guardandosi alle spalle!

Non si può dire diversamente del nostro ragazzo dal cognome hawaiano. Di provenienza britannica e originario dell’Uganda, nella sua produzione non troviamo influenze  legate ad una necessità commerciale, bensì una capacità ed uno stile personale che và a tirare in ballo citazioni rischiose come l’empatico Bill Whiters o il poetico Terry Callier. Azzardate? Non proprio, lui suona la chitarra e riesce ad appoggiare sopra melodie decisamente struggenti, come nel caso del singolo “Home Again”, quando si apre ad arrangiamenti lo fa con sorprendente maturità rendendo giustizia al suo stile.

Forgiato nell’officina della Communion Records, organizzazione più che etichetta dietro alla quale si cela tra gli altri Ben Lovet dei Mumford & S., dove sembra che abbiano trovato il fertilizzante giusto visto la qualità del “raccolto” che continuano ad ottenere!

Nite Jewel – One Second Of Love (Secretly Canadian)

Ramona Gonzalez è una musicista californiana  fino adesso nota più che altro per aver collaborato con Ariel Pink. Dopo qualche pubblicazione minore ecco Nite Jewel esordire su una delle più importanti label indipendenti americane. Il suo approccio al pop è decisamente più colorato di quanto non lasci credere la copertina. Già il video della title track ci mostra un recupero di certo synth-pop meno gotico di quanto vada per la maggiore oggi, mentre la canzone qui sotto strizza l’occhio all’R’n’B e fa pensare al pop deviato di Dirty Projectors. L’album è molto vario e ci consegna una musicista che riesce a giocare con gli anni ’80 in maniera intelligente e disinibita.