Puntata #59!

Eleanor Friedberger - Personal RecordAlla fine par di poter dire che dalla conclusione (momentanea?) del progetto The Fiery Furnaces ne è uscita meglio Eleanor. Entrambi geniali propugnatori di una genuina ricerca sul suono e sugli arrangiamenti in ambito pop-rock, i fratelli Friedberger sembrano aver preso con decisione i due sentieri che hanno accompagnato parallelamente la loro esperienza musicale comune. E così mentre Matthew si dedicava a coltivare la parte più sperimentale del duo, Eleanor Friedberger si è consacrata a portare avanti quella più pop, senza rinunciare a quel tocco e a quella visione da musicista “studiata” che pure le appartiene. Personal Record è in questo senso un album messo a fuoco perfettamente, dove le canzoni lasciano sempre una sensazione di leggerezza e semplicità pur presentandosi, senza nascondersi, con arrangiamenti obliqui e strutture mai banali. Bravissima.

Playlist martedì 11 giugno 2013

Eleanor Friedberger Personal Record (Merge)
“When I Knew”
Brazos Saltwater (Dead Oceans)
“Charm”
Sean Nicholas Savage Other Life (Arbutus)
“She Looks Like You”
Majical Cloudz Impersonator (Matador)
“Childhood’s End”
Bass Drum Of Death 2013 (Innovative Leisure)
“Shattered Me”
The Growlers Hung At Heart (Fat Cat)
“Naked Kids”
Cocorosie Tales of a Grass Widow (City Slang)
“After The Afterlife”
Thundercat Apocalypse (Brainfeeder)
“Special Stage”
Boards Of Canada Tomorrow’s Harvest (Warp)
“Come To Dust”
Jon Hopkins Immunity (Domino)
“We Disappear”

The Black Angels – Don’t Play With Guns (video)

The Black Angels - Indigo MeadowMi sono imbattuto in questo video dei Black Angels casualmente, subito dopo aver guardato il video di “People of The Sticks” dei Besnard Lakes. Son rimasto sorpreso perché, per quanto le due band propongano un approccio alla psichedelia molto diverso, i due video invece hanno molto in comune dal punto di vista estetico. In entrambi c’è un pizzico di ironia ma, cosa più interessante, in entrambi si ripropone il tema dell’alterazione delle percezioni tramite droghe in contesti inusuali e ben distanti dal consueto immaginario hippie. Vale la pena vederli entrambi e in rapida successione.
Per quanto riguada Indigo Meadow, il nuovo album della band texana, mi limito a dire che può piacere o non piacere per le stesse identiche ragioni. Si tratta, ancora una volta, di psichedelia garage da manuale, dove le dilatazioni più liserguche del passato sono contenute a favore di un approccio più muscolare e diretto. Sono bravissimi, direi perfetti. Se però siete in cerca di originalità (buona fortuna), naturalmente, questo disco non fa per voi.


Puntata #57!

Bombino - NomadL’attenzione che si è risvegliata nei confronti dei suoni esotici è uno dei fenomeni più interessanti che ha colpito il mondo musicale negli ultimi anni. La nuova irruzione di suggestioni e ritimiche africane che ormai da un po’ sta cambiando il volto del pop-rock occidentale sembra adesso prendere una direzione inversa. A quanto pare, adesso sono i musicisti africani che cercano i produttori occidentali per adattare il proprio suono ai gusti di mercati più appetibili. È quanto è successo a Bombino, chitarrista tuareg che per il nuovo Nomad ha deciso di avvalersi della produzione di Dan Auerbach dei Black Keys, e a Rokia Traoré, cantante e musicista del Mali che si è rivolta a John Parish per il suo Beautiful Africa. Al di là dei calcoli e delle strategie di marketing del caso, il risultato è ottimo in entrambi i casi (la mia predilezione va però a Rokia, confesso). Per chi vuole approfondire, un bell’articolo con doppia intervista ad entrambi i musicisti si può reperire su Rumore di maggio.

Playlist martedì 28 maggio 2013

Bombino Nomad (Nonesuch)
“Amidinine”
Rokia Traoré Beautiful Africa (Nonesuch)
“Lalla”
Wild Nothing Empty Estate (Captured Tracks)
“Ocean Repeating (Big Eyed Girl)”
The National Troubles Will Find Me (4AD)
“Sea Of Love”
Office Of Future Plans – 7″ Split/Daria (Lovitt)
“Solipsist”
The Growlers Hung At Heart (Fat Cat)
“Salt On A Slug”
Dark Dark Dark What I Needed (Melodic)
“What I Needed”
The Cave Singers Naomi (Jagjaguwar)
“Have To Pretend”
Pure X Crawling Up The Stairs (Acéphale)
“Someone Else”
Majical Cloudz Impersonator (Matador)
“This Is Magic”

Scout Niblett – It’s Up To Emma (Drag City)

Scout Niblett - It's Up To EmmaSe ci fosse una classifica dei musicisti più scandalosamente sottovalutati degli ultimi dieci anni, la cara Scout sicuramente meriterebbe una piazza. I suoi album sono per lo più recensiti bene, eppure sembra proprio che nonostante la cerchia degli accoliti che la seguono (tra cui naturalmente mi annovero), un riconoscimento più ampio e generalizzato resti sempre un passo oltre. It’s Up To Emma, il nuovo album, non cambierà di molto le cose. Abbandonato Steve Albini dopo anni di collaborazione, Emma (che è il vero nome di Scout) fa da se ma di fatto non abbandona la spigolosità delle chitarre e la ruvidità secca di quei colpi di batteria che da sempre accompagnano la sua voce. Scout Niblett continua a muoversi nel solco tracciato da PJ Harvey tanti anni fa, e lo fa con una credibilità e un’intensità che a momenti lasciano senza fiato.

Qualche post fa si parlava proprio di prove di dialogo tra r’n’b/soul nero e folk/indie bianco. Mi si passi la banalizzazione a colori. Questa cover che non ti aspetti penso si possa inserire tranquillamente all’interno del quadro. Cover dell’anno?

Scout Niblett – “No Scrubs”

Marnie Stern – The Chronicles of Marnia (Kill Rock Stars)

Marnie Stern -  The Chronicles of MarniaNon ho mai visto dal vivo Marnie Stern ed è un grosso rammarico. Non sono mai stato un fan dei tecnicismi, ma già solo immaginare cosa può combinare questa ragazza su un palcoscenico è sufficiente ad accendere la mia fantasia. La cosa divertente è che Marnie applica il suo tapping estremo a un suono e a una formula che, per sostanza e attitudine, rimane indubitabilmente punk. Il contrasto è totale e funziona proprio per questo, anche perché fortunatamente non le manca una buona dose di ironia. Il nuovo album è meno ruvido dei precedenti e ha il merito di mettere in luce anche il suo spiccato talento per la melodia. Per la verità si intuiva anche prima, in The Chronicles of Marnia è però particolarmente evidente.
Da segnalare anche il cambio di guardia alla batteria. Con Zach Hill ormai catturato stabilmente dai Death Grips, tocca a Kid Millions degli Oneida assecondare il sacro furore della ragazza newyorkese, per la serie: se non picchiano non li vogliamo.

Puntata #54 e #55!

Deerhunter - Monomania

Ci siamo persi la playlist della puntata #54, c’erano i !!! (chk chk chk), i SUUNS, i Cayucas, gli Akron/Family e altri ancora. Ma soprattutto c’erano i Deerhunter, con cui abbiamo voluto cominciare anche l’ultima puntata. La band di Atlanta non sbaglia un colpo e, se si considera che i vari e prolifici progetti personali di Bradford Cox (Atlas Sound ) e Lockett Pundt (Lotus Plaza) hanno sempre prodotto album di buon livello, si può dire che siano ormai un caso a se stante all’interno del panorama internazionale. I Deerhunter colpiscono per la loro capacità di suonare classici e senza tempo, con atmosfere e melodie che possono richiamare indifferentemente Bowie e i Sonic Youth, rimanendo però sempre riconoscibili e personali. Ogni nuovo album ne definisce il suono in maniera nuova, spostando l’accento su elementi differenti, ma senza tradire quell’identità estetica e melodica che è ormai un vero e proprio marchio di fabbrica. File Under: Nocturnal Garage, ammoniscono loro sulle note del bel packaging del vinile: la definizione non potrebbe essere migliore.

Playlist martedì 14 maggio 2013

Deerhunter Monomania (4AD)
“Dream Captain”
Vampire Weekend Modern Vampires of The City (XL)
“Unbelievers”
Milk Music Cruise Your Illusion (Fat Possum)
“Cruising With God”
Saturday Looks Good To Me One Kiss Ends It All (Polyvinyl)
“Break In”
Sonny & The Sunsets Antenna To The Afterworld (Polyvinyl)
“Palmreader”
She & Him Volume 3 (Merge)
“Never Wanted Your Love”
Hiss Golden Messenger – Haw (Paradise of Bachelors)
“Sufferer (Love My Conqueror)”
Flume s/t (Transgressive)
“Hold It On”
Ghostpoet Some Say I So I Say Light (Play It Again Sam)
“Meltdown (ft. Woodpecker Wooliams)”
Low Holy Ghost (Sub Pop)
“Clarence White”

Hiss Golden Messenger – Haw (Paradise Of Bachelors)

Hiss Golden Messenger - HawEra un po’ che cercavo un album che mi riconciliasse con il folk-rock. Mi era piaciuto il nuovo Widowspeak, senza però riuscire ad entusiasmarmi. Deludenti ho trovato i Mount Moriah, alla cui perfezione estetica non corrisponde altrettanta sostanza e intensità. Qualità che invece si trovano in abbondanza in Haw, nuovo album di Hiss Golden Messenger. La band, proveniente dalla North Carolina, è capitanata dal cantautore M.C. Taylor, chiaramente cresciuto a Neil Young e Bill Callahan (con tutto quello che ci può stare in mezzo). Per questo quarto album, si aggiungono alla formazione musicisti del calibro di William Tyler e membri di Megafaun e Black Twig Pickers. Insomma, gente che sa come recuperare la tradizione senza farla suonare scolastica e calligrafica.

Hiss Golden Messenger – “Red Rose Nantahala”

Puntata #53!

Kurt Vile - Wakin On A Pretty DazeNella mia copia in vinile di Wakin On A Pretty Daze, sulla copertina non ci sono i graffiti. Il muro sotto la scritta è bianco, resistono giusto un paio di tag scarabbocchiati. Lo sticker sull’album mi avvisa che all’interno ci sono degli adesivi dei graffiti da appiccicare sul muro a piacimento. Presumo che sia vero. Presumo perché, al momento, non ho ancora trovato il coraggio di aprirlo. E non so se lo troverò. C’è una discreta possibilità che resti incellofanato (mi è già capitato una volta con un album della Beta Band). Avessi un figlio piccolo lo lascerei fare a lui/lei, questa trovata degli adesivi la trovo molto adatta ai pargoli (come la bambina del non-video qui sotto), mentre a me personalmente mi paralizza e credo che suderei sette camicie per incollare i graffiti nella stessa identica posizione in cui si trovano sulla copertina originale. In ogni caso, mentre decido sul da farsi, vi raccomando questo disco di Kurt Vile perché è il suo capolavoro. Di questo ragazzo di Philadelphia ho sempre apprezzato il suono, la chitarra improntata alla leggerezza e al languore di chi del proprio talento non sa poi tanto bene cosa farne, ma su questo nuovo Kurt si esprime al massimo, con una consapevolezza nuova che gli permette di inanellare una raccolta di ben 11 brani senza cedimenti, senza punti deboli, senza cali di tensione. Album ormai sempre più rari e preziosi. Il non-video di “Never Run Away” lascia pensare che Kurt non abbia comunque intenzione di prendersi troppo sul serio… facciamolo noi.

Playlist martedì 30 aprile 2013

Kurt Vile Wakin On A Pretty Daze (Matador)
“Pure Pain”
Alex Bleeker & The Freaks How Far Away (Woodsist)
“Don’t Look Down”
The Mantles Long Enough To Leave (Slumberland)
“Brown Balloon”
Thee Oh Sees – Floating Coffin (Castle Face)
“I Came From The Mountain”
Ty Segall Ty Rex 2 (Goner)
“The Motivator”
Catholic Spray Earth Slime (Born Bad)
“Youth Can Suck My Dick”
The Black Angels Indigo Meadow (Blue Horizon)
“Don’t Play With Guns”
White Fence – Cyclops Reap (Castle Face)
“Beat”
Yeah Yeah Yeahs Mosquito (Interscope)
“Sacrilege”
Anika Anika EP (Stones Throw)
“I Go To Sleep”

Puntata #52!

MGMT - Alien DaysGli MGMT sono un buon gruppo per illustrare certo snobismo che mi caratterizza. Li ho cordialmente detestati ai tempi del loro successo (e continuo tuttora a trovare piatto e patinato Oracular Spectacular, 2007), per poi trovarli ispirati e promettenti col successivo Congratulations (accolto con freddezza da fans e stampa). Il Record Store Day 2013 è ora l’occasione per ritrovarli con questa canzone, “Alien Days”, che sembra ripartire proprio da là, dove li avevamo lasciati: pop lisergico e orchestrale debitore a Beach Boys e Flaming Lips in ugual misura. Si spera bene per il futuro.
Sempre a proposito di Record Store Day, segnaliamo che il brano di apertura della compilation Sub Pop 1000, tirata in 2500 copie per la gioia dei fan dell’etichetta di Seattle, è affidata a una band italiana che non conoscevo. Si chiamano His Electro Blue Voice e il loro brano “Kidult” è una splendida cavalcata di 7 minuti in bilico tra suggestioni ’90 e accelerazioni space-rock. Ottimi.

Playlist martedì 23 aprile 2013

MGMT Alien Days (Columbia)
“Alien Days”
Kurt Vile Wakin On A Pretty Daze (Matador)
“Shame Chamber”
Iron & Wine Ghost On Ghost (4AD)
“The Desert Babbler”
Hiss Golden Messenger Haw (Paradise of Bachelors)
“Red Rose Nantahala”
His Electro Blue Voice AA.VV. Sub Pop 1000 (Sub Pop)
“Kidult”
Vondelpark Seabed (R&S)
“California Analog Dream”
Airhead For Years (R&S)
“Autumn”
Egyptian Hip Hop Tobago (R&S)
“Tobago”

MGMT – “Alien Days”

Puntata #49!

Low - The Invisible WayCiò che rende grande e appassionante l’avventura musicale dei Low non è solo il livello di qualità e intensità che hanno saputo mantenere in questi venti anni di carriera. La band del Minnesota ama cambiare, con discrezione, ma con implacabile costanza. Album dopo album il loro suono prende direzioni nuove, svolte delicate, quasi impercettibili e mai improvvise, che ripropongono i Low in una versione nuova ma sempre immediatamente riconoscibile. E allora cambiare, per loro, non significa altro che affermare uno stile ed un’identità unici e irripetibili. Il nuovo The Invisible Way è stato registrato a Chicago e prodotto da Jeff Tweedy e, naturalmente, il contributo del leader dei Wilco si fa sentire portando un tocco di leggerezza scintillante e un suono più aderente alla tradizione. Si cambia di nuovo dunque, ma il risultato è il solito, immenso, album dei Low. Cambiare sempre, restando fedeli a se stessi. Ecco è forse questo il genio dei Low e la caratteristica che ha permesso a Mimi Parker ed Alan Sparhawk di guadagnarsi un posto nell’olimpo dell’underground americano. In maniera invisibile, o quasi.

Playlist martedì 2 aprile 2013

Low The Invisible Way (Sub Pop)
“Just Make It Stop”
Mudhoney Vanishing Point (Sub Pop)
“I Like It Small”
Devendra Banhart Mala (Nonesuch)
“Won’t You Come Over”
Blanche Blanche Blanche Wooden Ball (NNA Tapes)
“Rich Man”
Steve Mason Monkey Minds In The Devil’s Time (Double Six)
“Seen It All Before”
Ty Segall The Velvet Underground & Nico by Castle Face and Friends (Castle Face)
“Femme Fatale”
Thee Oh Sees Floating Coffin (Castle Face)
“Maze Francier”
White Fence Cyclops Reap (Castle Face)
“Chairs In The Dark”
Wavves Afraid Of Heights (Mom & Pop)
“Lunge Forward”
Generationals Heza (Polyvinyl)
“Spinoza”
Frightened Rabbit Pedestrian Verse (Atlantic)
“December’s Traditions”