Colin Stetson: To See More Light (Constellation)

Colin Stetson - To See More Light

Che poi, come si legge dalla copertina, in realtà il titolo completo è New History Warfare Vol. 3: To See More Light. Ma a parte questi dettagli, è importante dire che questo terzo e conclusivo capitolo della trilogia è un album semplicemente necessario. Nel senso che bisogna ascoltarlo e, possibilmente, possederlo. Io passo la vita ad ascoltare dischi che sono per lo più passabili, a volte buoni, raramente ottimi. Non me ne lamento, per carità, è una mia scelta. Il punto è che lo scopo di questo spasmodico ascoltare tutto, o quasi, ciò che esce di nuovo, è proprio la speranza di riuscire a trovare un album come questo, dove l’intensità va di pari passo con l’audacia e l’urgenza. I sassofoni di Colin Stetson hanno un potere evocativo spiazzante. È un po’ come con i nastri di William Basinski: si sogna ad occhi aperti. A ben vedere, per la più parte del tempo non sembrano neanche sassofoni, o almeno io riesco a dimenticarmene. E a questo punto immagino dovrei lanciarmi in una descrizione di questo suono impossibile, ma non lo farò. C’ho già provato una volta e mi sono sentito abbastanza impotente. Preferisco lasciarvi al video qua sotto, anche se la mia raccomandazione rimane quella di ascoltare l’album intero. Tutto ciò è semplicemente inaudito.
Ah, ho dimenticato di dire che c’è anche Bon Iver che canta su diversi pezzi. Uno (“Who The Waves Are Roaring For”), bellissimo, lo firmano anche a quattro mani.

Puntata #54 e #55!

Deerhunter - Monomania

Ci siamo persi la playlist della puntata #54, c’erano i !!! (chk chk chk), i SUUNS, i Cayucas, gli Akron/Family e altri ancora. Ma soprattutto c’erano i Deerhunter, con cui abbiamo voluto cominciare anche l’ultima puntata. La band di Atlanta non sbaglia un colpo e, se si considera che i vari e prolifici progetti personali di Bradford Cox (Atlas Sound ) e Lockett Pundt (Lotus Plaza) hanno sempre prodotto album di buon livello, si può dire che siano ormai un caso a se stante all’interno del panorama internazionale. I Deerhunter colpiscono per la loro capacità di suonare classici e senza tempo, con atmosfere e melodie che possono richiamare indifferentemente Bowie e i Sonic Youth, rimanendo però sempre riconoscibili e personali. Ogni nuovo album ne definisce il suono in maniera nuova, spostando l’accento su elementi differenti, ma senza tradire quell’identità estetica e melodica che è ormai un vero e proprio marchio di fabbrica. File Under: Nocturnal Garage, ammoniscono loro sulle note del bel packaging del vinile: la definizione non potrebbe essere migliore.

Playlist martedì 14 maggio 2013

Deerhunter Monomania (4AD)
“Dream Captain”
Vampire Weekend Modern Vampires of The City (XL)
“Unbelievers”
Milk Music Cruise Your Illusion (Fat Possum)
“Cruising With God”
Saturday Looks Good To Me One Kiss Ends It All (Polyvinyl)
“Break In”
Sonny & The Sunsets Antenna To The Afterworld (Polyvinyl)
“Palmreader”
She & Him Volume 3 (Merge)
“Never Wanted Your Love”
Hiss Golden Messenger – Haw (Paradise of Bachelors)
“Sufferer (Love My Conqueror)”
Flume s/t (Transgressive)
“Hold It On”
Ghostpoet Some Say I So I Say Light (Play It Again Sam)
“Meltdown (ft. Woodpecker Wooliams)”
Low Holy Ghost (Sub Pop)
“Clarence White”

Dan Friel – Thumper (video)

Dan Friel - Total FolkloreTerminata l’avventura con i Parts & Labor, Dan Friel ha ripiegato su se stesso e sulle proprie macchine, scoprendo un’audacia sorprendente. Da bravo estremista, Dan accelera colore e saturazione del proprio suono. Elettronica vintage, effetti a catena, senso della melodia acuto e qui portato all’esasperazione. Il nuovo album Total Folklore pubblicato via Thrill Jockey è un trionfo dell’eccesso a tutti i livelli. “Thumper” non è il miglior brano dell’album, ma il video rende bene l’idea di come lavora questo ragazzo newyorkese e di cosa è capace.

Hiss Golden Messenger – Haw (Paradise Of Bachelors)

Hiss Golden Messenger - HawEra un po’ che cercavo un album che mi riconciliasse con il folk-rock. Mi era piaciuto il nuovo Widowspeak, senza però riuscire ad entusiasmarmi. Deludenti ho trovato i Mount Moriah, alla cui perfezione estetica non corrisponde altrettanta sostanza e intensità. Qualità che invece si trovano in abbondanza in Haw, nuovo album di Hiss Golden Messenger. La band, proveniente dalla North Carolina, è capitanata dal cantautore M.C. Taylor, chiaramente cresciuto a Neil Young e Bill Callahan (con tutto quello che ci può stare in mezzo). Per questo quarto album, si aggiungono alla formazione musicisti del calibro di William Tyler e membri di Megafaun e Black Twig Pickers. Insomma, gente che sa come recuperare la tradizione senza farla suonare scolastica e calligrafica.

Hiss Golden Messenger – “Red Rose Nantahala”

Puntata #53!

Kurt Vile - Wakin On A Pretty DazeNella mia copia in vinile di Wakin On A Pretty Daze, sulla copertina non ci sono i graffiti. Il muro sotto la scritta è bianco, resistono giusto un paio di tag scarabbocchiati. Lo sticker sull’album mi avvisa che all’interno ci sono degli adesivi dei graffiti da appiccicare sul muro a piacimento. Presumo che sia vero. Presumo perché, al momento, non ho ancora trovato il coraggio di aprirlo. E non so se lo troverò. C’è una discreta possibilità che resti incellofanato (mi è già capitato una volta con un album della Beta Band). Avessi un figlio piccolo lo lascerei fare a lui/lei, questa trovata degli adesivi la trovo molto adatta ai pargoli (come la bambina del non-video qui sotto), mentre a me personalmente mi paralizza e credo che suderei sette camicie per incollare i graffiti nella stessa identica posizione in cui si trovano sulla copertina originale. In ogni caso, mentre decido sul da farsi, vi raccomando questo disco di Kurt Vile perché è il suo capolavoro. Di questo ragazzo di Philadelphia ho sempre apprezzato il suono, la chitarra improntata alla leggerezza e al languore di chi del proprio talento non sa poi tanto bene cosa farne, ma su questo nuovo Kurt si esprime al massimo, con una consapevolezza nuova che gli permette di inanellare una raccolta di ben 11 brani senza cedimenti, senza punti deboli, senza cali di tensione. Album ormai sempre più rari e preziosi. Il non-video di “Never Run Away” lascia pensare che Kurt non abbia comunque intenzione di prendersi troppo sul serio… facciamolo noi.

Playlist martedì 30 aprile 2013

Kurt Vile Wakin On A Pretty Daze (Matador)
“Pure Pain”
Alex Bleeker & The Freaks How Far Away (Woodsist)
“Don’t Look Down”
The Mantles Long Enough To Leave (Slumberland)
“Brown Balloon”
Thee Oh Sees – Floating Coffin (Castle Face)
“I Came From The Mountain”
Ty Segall Ty Rex 2 (Goner)
“The Motivator”
Catholic Spray Earth Slime (Born Bad)
“Youth Can Suck My Dick”
The Black Angels Indigo Meadow (Blue Horizon)
“Don’t Play With Guns”
White Fence – Cyclops Reap (Castle Face)
“Beat”
Yeah Yeah Yeahs Mosquito (Interscope)
“Sacrilege”
Anika Anika EP (Stones Throw)
“I Go To Sleep”

Puntata #50!

Autre Ne Veut - AnxietyÈ sempre un momento inebriante quello in cui si riconosce un che sta avvenendo qualcosa di nuovo all’interno del panorama della musica pop. Piccoli movimenti, sussulti, prendono il via e, poco a poco, cominciano a modificare il panorama di qualcosa che sembrava cristallizzato. Ci risiamo, seguendo lo schema rigido, caro a Simon Reynolds, i bianchi si stanno appropriando di suoni e ritmiche da sempre neri, per restituirli in forma nuova e universale. È così che prende forma l’incontro tra due mondi musicali apparentemente inconciliabili, lo snobismo indie degli hipster dialoga con la sensualità tracotante e un po’ cafona dell’r’n’b, producendo qualcosa che suona estremamente familiare eppure innegabilmente nuovo. Segnali dapprima sparsi e distanti (una cover da brividi di Sam Amidon, i campioni dei Beach House su cui canta The Weeknd) assumono consistenza e vengono rilanciati dalle suite ambient di How To Dress Well e dai falsetti filtrati di Bon Iver, per farsi infine spiegare alle masse dal soul liquido di James Blake. Sul ritorno (felice) di quest’ultimo torneremo, preferisco qui sottolineare come a partire da questi sussulti, piano piano, abbia preso forma quello che oggi è un fenomeno indubitabilmente ampio e globale. Anxiety, il nuovo album di Autre Ne Veut interpreta il nuovo suono da una prospettiva ancorata al pop elettronico anni ’80; sempre da New York gli Inc. tentano una sintesi ancor più audace recuperando atmosfere e chitarre wave; a Sidney, in Australia, un ragazzino che si fa chiamare Flume esibisce una passionalità soul in una chiave mai così sintetica; in California i Rhye si sporgono sullo stesso panorama con estetica sfacciatamente indie e, in questo senso, ancor più in là si spingono i londinesi Vondelpark. E questo solo per citare i nomi di cui più si sta parlando.
Io, mentre decido se e quanto mi piacciono, vi propongo un rapido tour in questo nuovo mondo che prende forma.

Autre Ne Veut – “Play By Play”

Inc. – “Black Wings”

Flume – “Left Alone feat. Chet Faker”

Rhye – “Open”

Vondelpark – “California Analog Dream”

Playlist martedì 9 aprile 2013

James Blake Overgrown (Polydor)
“Life Round Here”
Autre Ne Veut Anxiety (Mexican Summer)
“Counting”
The Knife Shaking The Habitual (Mute)
“A Tooth For An Eye”
Empress Of Systems (Terrible)
“Tristeza”
Hookworms Pearl Mystic (Gringo)
“In Our Time”
The Besnard Lakes Until In Excess, Imperceptible UFO (Jagjaguwar)
“People Of The Sticks”
Daughter If You Leave (4AD)
“Still”
Videodreams Shipwreck (Ghost)
“Can’t Be Wrong”

Puntata #49!

Low - The Invisible WayCiò che rende grande e appassionante l’avventura musicale dei Low non è solo il livello di qualità e intensità che hanno saputo mantenere in questi venti anni di carriera. La band del Minnesota ama cambiare, con discrezione, ma con implacabile costanza. Album dopo album il loro suono prende direzioni nuove, svolte delicate, quasi impercettibili e mai improvvise, che ripropongono i Low in una versione nuova ma sempre immediatamente riconoscibile. E allora cambiare, per loro, non significa altro che affermare uno stile ed un’identità unici e irripetibili. Il nuovo The Invisible Way è stato registrato a Chicago e prodotto da Jeff Tweedy e, naturalmente, il contributo del leader dei Wilco si fa sentire portando un tocco di leggerezza scintillante e un suono più aderente alla tradizione. Si cambia di nuovo dunque, ma il risultato è il solito, immenso, album dei Low. Cambiare sempre, restando fedeli a se stessi. Ecco è forse questo il genio dei Low e la caratteristica che ha permesso a Mimi Parker ed Alan Sparhawk di guadagnarsi un posto nell’olimpo dell’underground americano. In maniera invisibile, o quasi.

Playlist martedì 2 aprile 2013

Low The Invisible Way (Sub Pop)
“Just Make It Stop”
Mudhoney Vanishing Point (Sub Pop)
“I Like It Small”
Devendra Banhart Mala (Nonesuch)
“Won’t You Come Over”
Blanche Blanche Blanche Wooden Ball (NNA Tapes)
“Rich Man”
Steve Mason Monkey Minds In The Devil’s Time (Double Six)
“Seen It All Before”
Ty Segall The Velvet Underground & Nico by Castle Face and Friends (Castle Face)
“Femme Fatale”
Thee Oh Sees Floating Coffin (Castle Face)
“Maze Francier”
White Fence Cyclops Reap (Castle Face)
“Chairs In The Dark”
Wavves Afraid Of Heights (Mom & Pop)
“Lunge Forward”
Generationals Heza (Polyvinyl)
“Spinoza”
Frightened Rabbit Pedestrian Verse (Atlantic)
“December’s Traditions”