Hiss Golden Messenger – Haw (Paradise Of Bachelors)

Hiss Golden Messenger - HawEra un po’ che cercavo un album che mi riconciliasse con il folk-rock. Mi era piaciuto il nuovo Widowspeak, senza però riuscire ad entusiasmarmi. Deludenti ho trovato i Mount Moriah, alla cui perfezione estetica non corrisponde altrettanta sostanza e intensità. Qualità che invece si trovano in abbondanza in Haw, nuovo album di Hiss Golden Messenger. La band, proveniente dalla North Carolina, è capitanata dal cantautore M.C. Taylor, chiaramente cresciuto a Neil Young e Bill Callahan (con tutto quello che ci può stare in mezzo). Per questo quarto album, si aggiungono alla formazione musicisti del calibro di William Tyler e membri di Megafaun e Black Twig Pickers. Insomma, gente che sa come recuperare la tradizione senza farla suonare scolastica e calligrafica.

Hiss Golden Messenger – “Red Rose Nantahala”

Puntata #53!

Kurt Vile - Wakin On A Pretty DazeNella mia copia in vinile di Wakin On A Pretty Daze, sulla copertina non ci sono i graffiti. Il muro sotto la scritta è bianco, resistono giusto un paio di tag scarabbocchiati. Lo sticker sull’album mi avvisa che all’interno ci sono degli adesivi dei graffiti da appiccicare sul muro a piacimento. Presumo che sia vero. Presumo perché, al momento, non ho ancora trovato il coraggio di aprirlo. E non so se lo troverò. C’è una discreta possibilità che resti incellofanato (mi è già capitato una volta con un album della Beta Band). Avessi un figlio piccolo lo lascerei fare a lui/lei, questa trovata degli adesivi la trovo molto adatta ai pargoli (come la bambina del non-video qui sotto), mentre a me personalmente mi paralizza e credo che suderei sette camicie per incollare i graffiti nella stessa identica posizione in cui si trovano sulla copertina originale. In ogni caso, mentre decido sul da farsi, vi raccomando questo disco di Kurt Vile perché è il suo capolavoro. Di questo ragazzo di Philadelphia ho sempre apprezzato il suono, la chitarra improntata alla leggerezza e al languore di chi del proprio talento non sa poi tanto bene cosa farne, ma su questo nuovo Kurt si esprime al massimo, con una consapevolezza nuova che gli permette di inanellare una raccolta di ben 11 brani senza cedimenti, senza punti deboli, senza cali di tensione. Album ormai sempre più rari e preziosi. Il non-video di “Never Run Away” lascia pensare che Kurt non abbia comunque intenzione di prendersi troppo sul serio… facciamolo noi.

Playlist martedì 30 aprile 2013

Kurt Vile Wakin On A Pretty Daze (Matador)
“Pure Pain”
Alex Bleeker & The Freaks How Far Away (Woodsist)
“Don’t Look Down”
The Mantles Long Enough To Leave (Slumberland)
“Brown Balloon”
Thee Oh Sees – Floating Coffin (Castle Face)
“I Came From The Mountain”
Ty Segall Ty Rex 2 (Goner)
“The Motivator”
Catholic Spray Earth Slime (Born Bad)
“Youth Can Suck My Dick”
The Black Angels Indigo Meadow (Blue Horizon)
“Don’t Play With Guns”
White Fence – Cyclops Reap (Castle Face)
“Beat”
Yeah Yeah Yeahs Mosquito (Interscope)
“Sacrilege”
Anika Anika EP (Stones Throw)
“I Go To Sleep”

Puntata #52!

MGMT - Alien DaysGli MGMT sono un buon gruppo per illustrare certo snobismo che mi caratterizza. Li ho cordialmente detestati ai tempi del loro successo (e continuo tuttora a trovare piatto e patinato Oracular Spectacular, 2007), per poi trovarli ispirati e promettenti col successivo Congratulations (accolto con freddezza da fans e stampa). Il Record Store Day 2013 è ora l’occasione per ritrovarli con questa canzone, “Alien Days”, che sembra ripartire proprio da là, dove li avevamo lasciati: pop lisergico e orchestrale debitore a Beach Boys e Flaming Lips in ugual misura. Si spera bene per il futuro.
Sempre a proposito di Record Store Day, segnaliamo che il brano di apertura della compilation Sub Pop 1000, tirata in 2500 copie per la gioia dei fan dell’etichetta di Seattle, è affidata a una band italiana che non conoscevo. Si chiamano His Electro Blue Voice e il loro brano “Kidult” è una splendida cavalcata di 7 minuti in bilico tra suggestioni ’90 e accelerazioni space-rock. Ottimi.

Playlist martedì 23 aprile 2013

MGMT Alien Days (Columbia)
“Alien Days”
Kurt Vile Wakin On A Pretty Daze (Matador)
“Shame Chamber”
Iron & Wine Ghost On Ghost (4AD)
“The Desert Babbler”
Hiss Golden Messenger Haw (Paradise of Bachelors)
“Red Rose Nantahala”
His Electro Blue Voice AA.VV. Sub Pop 1000 (Sub Pop)
“Kidult”
Vondelpark Seabed (R&S)
“California Analog Dream”
Airhead For Years (R&S)
“Autumn”
Egyptian Hip Hop Tobago (R&S)
“Tobago”

MGMT – “Alien Days”

Videodreams – Can’t Be Wrong (video)

VideodreamsLi abbiamo avuti ospiti martedì scorso dove, in un’ora di trasmissione, c’hanno raccontato parecchie cose sul nuovo Shipwrecks da cui hanno anche suonato due brani live in acustico. Per chi si è perso la puntata e mi ha chiesto di rimediare, confermo che entro la settimana dovrei finalmente trovare il tempo di fare un piccolo editing della diretta e proporre un breve florilegio dei suoi momenti più interessanti. Nel frattempo i Videodreams hanno finalmente svelato il video, annunaciato, del primo singolo. A conferma, ancora una volta, che ai due fratelli di Tolmezzo non mancano le idee e sanno come realizzarle. Da guardare fino alla fine.

Videodreams – Shipwrecks (Ghost Records)

Videodreams - ShipwrecksI Videodreams mi avevano colpito già all’ascolto del mini Wet Pain (2012, Megaphone), dove già mostravano di aver mandato a memoria una certa lezione americana, metabolizzando il recente recupero del folk vintage (dai Fleet Foxes in giù, approssimando) e soprattutto padroneggiando suoni e stilemi del dream-pop a cui si son votati fin dalla scelta del nome. Il nuovo Shipwrecks recupera e rilancia quelle suggestioni, mettendo nuovamente in mostra le capacità compositive dei fratelli Marra e, soprattutto, facendo un passo oltre sul versante degli arrangiamenti che ora giocano anche con inserimenti elettronici discreti ma consistenti. Le undici canzoni dell’album presentano un’identità di suono e di ricerca melodica che spinge oltre i confini del genere e che, possibilmente, li sposta un po’ più in là. Tanto che, usando un aggettivo che non mi piace molto, verrebbe da da dire che Shipwrecks è un esordio che suona sorprendetemente “maturo”.
I Videodreams saranno ospiti nella prossima puntata di sOUNDVERITE, martedì 16 aprile, a partire dalle 19:00 sui 90.0 mhz di Radio Onde Furlane per chi si trova in Friuli (streaming web da qui per tutti gli altri). Evento facebook qui.

Videodreams – “Can’t Be Wrong”

Puntata #50!

Autre Ne Veut - AnxietyÈ sempre un momento inebriante quello in cui si riconosce un che sta avvenendo qualcosa di nuovo all’interno del panorama della musica pop. Piccoli movimenti, sussulti, prendono il via e, poco a poco, cominciano a modificare il panorama di qualcosa che sembrava cristallizzato. Ci risiamo, seguendo lo schema rigido, caro a Simon Reynolds, i bianchi si stanno appropriando di suoni e ritmiche da sempre neri, per restituirli in forma nuova e universale. È così che prende forma l’incontro tra due mondi musicali apparentemente inconciliabili, lo snobismo indie degli hipster dialoga con la sensualità tracotante e un po’ cafona dell’r’n’b, producendo qualcosa che suona estremamente familiare eppure innegabilmente nuovo. Segnali dapprima sparsi e distanti (una cover da brividi di Sam Amidon, i campioni dei Beach House su cui canta The Weeknd) assumono consistenza e vengono rilanciati dalle suite ambient di How To Dress Well e dai falsetti filtrati di Bon Iver, per farsi infine spiegare alle masse dal soul liquido di James Blake. Sul ritorno (felice) di quest’ultimo torneremo, preferisco qui sottolineare come a partire da questi sussulti, piano piano, abbia preso forma quello che oggi è un fenomeno indubitabilmente ampio e globale. Anxiety, il nuovo album di Autre Ne Veut interpreta il nuovo suono da una prospettiva ancorata al pop elettronico anni ’80; sempre da New York gli Inc. tentano una sintesi ancor più audace recuperando atmosfere e chitarre wave; a Sidney, in Australia, un ragazzino che si fa chiamare Flume esibisce una passionalità soul in una chiave mai così sintetica; in California i Rhye si sporgono sullo stesso panorama con estetica sfacciatamente indie e, in questo senso, ancor più in là si spingono i londinesi Vondelpark. E questo solo per citare i nomi di cui più si sta parlando.
Io, mentre decido se e quanto mi piacciono, vi propongo un rapido tour in questo nuovo mondo che prende forma.

Autre Ne Veut – “Play By Play”

Inc. – “Black Wings”

Flume – “Left Alone feat. Chet Faker”

Rhye – “Open”

Vondelpark – “California Analog Dream”

Playlist martedì 9 aprile 2013

James Blake Overgrown (Polydor)
“Life Round Here”
Autre Ne Veut Anxiety (Mexican Summer)
“Counting”
The Knife Shaking The Habitual (Mute)
“A Tooth For An Eye”
Empress Of Systems (Terrible)
“Tristeza”
Hookworms Pearl Mystic (Gringo)
“In Our Time”
The Besnard Lakes Until In Excess, Imperceptible UFO (Jagjaguwar)
“People Of The Sticks”
Daughter If You Leave (4AD)
“Still”
Videodreams Shipwreck (Ghost)
“Can’t Be Wrong”

Puntata #49!

Low - The Invisible WayCiò che rende grande e appassionante l’avventura musicale dei Low non è solo il livello di qualità e intensità che hanno saputo mantenere in questi venti anni di carriera. La band del Minnesota ama cambiare, con discrezione, ma con implacabile costanza. Album dopo album il loro suono prende direzioni nuove, svolte delicate, quasi impercettibili e mai improvvise, che ripropongono i Low in una versione nuova ma sempre immediatamente riconoscibile. E allora cambiare, per loro, non significa altro che affermare uno stile ed un’identità unici e irripetibili. Il nuovo The Invisible Way è stato registrato a Chicago e prodotto da Jeff Tweedy e, naturalmente, il contributo del leader dei Wilco si fa sentire portando un tocco di leggerezza scintillante e un suono più aderente alla tradizione. Si cambia di nuovo dunque, ma il risultato è il solito, immenso, album dei Low. Cambiare sempre, restando fedeli a se stessi. Ecco è forse questo il genio dei Low e la caratteristica che ha permesso a Mimi Parker ed Alan Sparhawk di guadagnarsi un posto nell’olimpo dell’underground americano. In maniera invisibile, o quasi.

Playlist martedì 2 aprile 2013

Low The Invisible Way (Sub Pop)
“Just Make It Stop”
Mudhoney Vanishing Point (Sub Pop)
“I Like It Small”
Devendra Banhart Mala (Nonesuch)
“Won’t You Come Over”
Blanche Blanche Blanche Wooden Ball (NNA Tapes)
“Rich Man”
Steve Mason Monkey Minds In The Devil’s Time (Double Six)
“Seen It All Before”
Ty Segall The Velvet Underground & Nico by Castle Face and Friends (Castle Face)
“Femme Fatale”
Thee Oh Sees Floating Coffin (Castle Face)
“Maze Francier”
White Fence Cyclops Reap (Castle Face)
“Chairs In The Dark”
Wavves Afraid Of Heights (Mom & Pop)
“Lunge Forward”
Generationals Heza (Polyvinyl)
“Spinoza”
Frightened Rabbit Pedestrian Verse (Atlantic)
“December’s Traditions”

Blanche Blanche Blanche – Wooden Ball (NNA Tapes)

Blanche Blanche Blanche - Wooden BallI Blanche Blanche Blanche sono una coppia del Vermont. Sarah Smith e Zach Phillips da un paio d’anni pubblicano album con una frequenza improbabile che esprime bene la loro attitudine musicale, tutta improntata alla spontaneità e all’immediatezza. Ascoltando anche questo nuovo Wooden Ball, pare veramente improbabile che i due riescano a suonare la stessa canzone due volte nello stesso modo. Più che pop evoluto lo definirei anti-pop, arrangiato con strumentazione e strutture approssimative, dove le melodie si fanno largo a spintoni in un guazzabuglio di suonetti elettronici, rumori e dissonanze assortite. Lo spirito è quello del post-punk e certi languori profumano di new wave, ma il loro suono resta inafferrabile e obliquo. La voce di Sarah è sgraziata e si spinge sempre al limite della stonatura (e non di rado lo supera), eppure a tratti raggiunge momenti di puro struggimento in cui ci si ritrova, a sorpresa, senza preavviso e senza saper dire come ci si è arrivati.

Blanche Blanche Blanche – “Why The Candle Burns”

Puntata #48!

Daughter - If You LeaveMi chiedo dove fossi mentre i Daughter pubblicavano i loro primi ep. Per fortuna ci pensa (ancora una volta) la 4AD a suonare la sveglia pubblicando il loro album di esordio If You Leave. A tentare di dare un’idea della loro musica, si potrebbe parlare di dream pop (il fantasma di Victoria Legrand aleggia tra i solchi del disco) o di new wave riproposta in chiave soffusamente folk. L’operazione può essere assimilata a quella già portata avanti con successo da The XX, dove però questi si affidano ad un suono algido ed minimale, i Daughter (che pure sono di Londra) prediligono un suono caldo e dilatato, avvolgente. Il risultato finale è simile nei suoi effetti: canzoni di una malinconia che prende alla gola, brani che si scavano un cunicolo in profondità per annidarsi nell’intimità dell’ascoltatore… e da lì non se ne vanno più. “Setting Fire To Our Insides For Fun…” come canta Elena Tonra in questa splendida Youth, per me già un classico.

Playlist martedì 26 marzo 2013

Daughter If You Leave (4AD)
“Youth”
Inc. No World (4AD)
“Black Wings”
Bonobo The North Borders (Ninja Tune)
“Towers”
Lapalux Nostalchic (Brainfeeder)
“Guuurl”
Atoms For Peace Amok (XL)
“Unless”
Marnie Stern The Chronicles of Marnia (Kill Rock Stars)
“Immortals”
Waxahatchee Cerulean Salt (Don Giovanni)
“Peace & Quiet”
The Men New Moon (Sacred Bones)
“Half Angel Half Light”
Parenthetical Girls Privilege (Abridged) (Marriage)
“A Note To Self”
Little Wings Last (Rad)
“I Waited On The Door”
Benoît Pioulard Hymns (Kranky)
“Reliquary”

Sigur Rós – Brennisteinn (video)

Sigur Rós - KveikurAnnunciato per metà giugno, il nuovo album dei Sigur Rós si presenta temibile sin dalla copertina. Il singolo che anticipa Kveikur (e che lo apre) si intitola “Brennisteinn” e autorizza a pensare che il suono dilatato ed etereo della band islandese, toccato il suo apice con l’ultimo Valtari (2012), cederà il passo ad uno stile più ruvido e muscolare. Una sorta di ritorno alle origini… si spera con esiti migliori. Del resto i Sigur Rós amano cambiare ad ogni album e, fino a questo momento, non hanno mai deluso, mettendo in mostra un’incredibile capacità di rinnovarsi senza rivoluzioni né abiure. Attendiamo fiduciosi.