Puntata #29!

Umberto Maria Giardini - La dieta dell'imperatriceAmmetto di essere diventato un po’ pigro, da un po’ di tempo a questa parte, per quanto riguarda la musica italiana e soprattutto quella cantata in italiano. Mi tengo stretto qualche nome, questo sì, e seguo con affetto e dedizione soprattutto quelli che non mi fanno rimpiangere il fatto di capire quello che cantano. Non so perché Umberto Maria Giardini abbia deciso di abbandonare Moltheni e, francamente, mi interessa poco. Di fatto non c’è nessuna rivoluzione in corso e nessun tradimento. Per fortuna la sua musica continua ad essere intensa e spietata, il suo suono un distillato di passione e le sue parole conservano il potere di farmi bloccare qualunque cosa stia facendo. Incantato.

Playlist martedì 30 ottobre 2012

Titus AndronicusLocal Businnes (XL)
“Upon Viewing Oregon’s Landscape With The Flood Of Detritus”
PawsCokefloat! (Fat Cat)
“Boregasm”
Hugo Race & FatalistsWe Never Had Control (Gusstaff)
“Ghostwriter”
Dark Dark DarkWho Needs Who (Melodic)
“Last Time I Saw Joe”
Umberto Maria GiardiniLa dieta dell’imperatrice (La Tempesta)
“Anni Luce”
Black Moth Super RainbowCobra Juicy (Rad Cult)
“Windshield Smasher”
Cloud NothingsAttack On Memory (Carpark)
“No Sentiment”
The XXCoexist (Young Turks)
“Tides”
Wild NothingNocturne (Captured Tracks)
“Paradise”
Diamond RingsFree Dimensional (Astralwerks)
“All The Time”

Umberto Maria Giardini – “Anni Luce”

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Rella The Woodcutter – The Golden Undertow (Boring Machines)

The Golden UndertowNon so molto di questo ragazzo, se non che è italiano e ha pubblicato recentemente i suoi lavori su Boring Machines. Le due notazioni sono en passant ma comunque significative. La provenienza geografica interessa perché sono rari i musicisti italiani capaci di confrontarsi in modo credibile con il folk/blues reinterpretandolo in maniera personale e innovativa, senza mostrar timori riverenziali nei confronti della tradizione anglo-americana. In The Golden Undertow c’è inoltre un’inclinazione alla psichedelia e alla perversione dei canoni che lo rende veramente difficile da catalogare. Cosa sempre apprezzata da queste parti. L’etichetta poi, a prescindere dalla proposta musicale spesso varia ed eterogenea, è ormai da tempo garanzia di spessore e qualità. Uno degli album che ho più ascoltato quest’anno. Assolutamente da non trascurare.

Rella The Woodcutter – “Dead Star”

Willis Earl Beal – Acousmatic Sorcery (XL/Hot Charity)

Willis Earl BealAppena ho ricevuto in regalo il cd di questo artista la mia fantasia ha preso il largo e un immaginario naif mi ha pervaso. La decisione di Willis d’intraprendere un viaggio nel New Messico dopo essersene andato dal corpo dei Marines, l’aver vissuto ad Albuquerque come un outsider senza fissa dimora ed esprimere il proprio estro artistico affiggendo inviti disegnati da sè dove invitava chiunque a chiamarlo per avere in cambio ritratti e canzoni, mi aveva convinto che in mano avevo l’opera di un artista di quelli con la A maiuscola, una sorta di Basquiat d’oggi! Infilando il cd nel lettore si ha la sensazione di un puro artista, pazzo e sbilenco, dove la musica è poco importante rispetto ai testi e alle parole che Willis ci vuole raccontare. Il fatto che la XL si sia scomodata per pubblicargli il disco conferma la sua validità. Ora, come il giovane Basquiat, dovrà sopravvivere al mondo discografico, alle aspettative che gli piomberanno addosso e dovrà sopravvivere sopratutto a se stesso!

Mark Lanegan – Blues Funeral (4AD)

Mi tolgo subito il pensiero e confesso: mi piace meno di Bubblegum. Certamente dovrò ascoltarlo di più, ma dopo circa 7 anni dal precedente album era lecito sperare in un nuovo colpo di fulmine. Non è scoccata la scintilla, ma va bene lo stesso. Questa voce mi ha sempre posseduto e continua a farlo. I brani più elettronici non convincono, o almeno quelli dove prevale l’estetica dance (“Ode To Sad Disco”, in particolare). Mark Lanegan ha già dimostrato di avere una voce che rende bene anche a contatto con l’elettronica (si ascolti lo stesso Bubblegum, ma anche le collaborazioni con Soulsavers), ma qui non sempre piace. Insuperabile invece, come al solito, quando si dedica al blues oscuro.