Best of 2013 – Top Ten

TOP 10

Vampire Weekend - Modern Vampires of the City10. Vampire WeekendModern Vampires of the City (XL)
Non sono mai stato un fan della band di Ezra Koenig. Per quanto ogni album ci abbia regalato delle canzoni eccezionali, sulla lunga distanza li ho sempre trovati stucchevoli. Questo terzo album invece è semplicemente perfetto, senza cedimenti o cali di tensione e ci dimostra ancora una volta – se ce ne fosse bisogno – che il pop è una materia via e pulsante, in grado di reinventarsi continuamente senza smarrire se stessa. Qui al numero 10, ma se dovessi stilare una classifica delle 10 migliori canzoni dell’anno “Hey Ya” si troverebbe facilmente al numero 1. Guarda il video di “Diane Young”.

Forest Swords - Engravings09. Forest SwordsEngravings (Tri Angle)
E con questo album si ripropone il tema del grande anno che ha conosciuto l’Inghilterra, soprattutto in ambito elettronico. Matthew Barnes , dopo un ottimo ep, esordisce con un album portentoso. Il suo dub rarefatto e lisergico è aumentato di spessore e intensità. Arpeggi di chitarra, flauti e cori arricchiscono un suono che si è fatto potente e passionale, profondamente urbano. Engravings rivela anche un gran senso della melodia che, per quanto somministrata con parsimonia, induce narcolessia e crea dipendenza. Guarda il video di “Thor’s Stone”.

Low - The Invisible Way08. LowThe Invisible Way (Sub Pop)
Il concetto di longevità in musica dovrebbe essere più immediatamente legato al grado di qualità che un gruppo riesce a mantenere nel corso della propria carriera. In questo senso la band del Minnesota sarebbe a buon diritto da considerare uno dei gruppi più longevi del pianeta. Dopo 20 anni di carriera, The Invisible Way (il loro decimo album) è ancora una volta un capolavoro di semplicità e intensità che fonda la propria ragion d’essere sugli elementi base della musica “pop”: suono e melodia. Tutto ai massimi livelli. Guarda il video di “Just Make It Stop”.

Jon Hopkins - Immunity07. Jon HopkinsImmunity (Domino)
Un album di Idm attualizzata al momento presente, che parte dal recupero di synth e atmosfere anni ’90 per calarle in un contesto di malinconie urbane fatto di languide note di piano, bassi profondi e micro beat al galoppo. Melodico e arioso, Immunity è un piccolo capolavoro dove tutto è curato al minimo dettaglio con generosità e passione: suono, ritmo e melodia. Jon Hopkins è un fuori classe, ed è un altro dei nomi che hanno fatto grande il 2013 dell’Inghilterra. Guarda il video di “Open Eye Signal” (ma va ricordata anche la versione di “Breathe This Air” con Purity Ring, anche se non presente sull’album).

Kurt Vile - Wakin On A Pretty Daze06. Kurt VileWakin On A Pretty Daze (Matador)
Confesso che fino a questo album non ero mai riuscito ad apprezzare fino in fondo Kurt Vile. Wakin On A Pretty Daze è uno dei dischi che ho ascoltato di più in assoluto in questo 2013, merito del suo mood particolarissimo, evocato da chitarre pigramente scintillanti e melodie perfette buttate là con la noncuranza di uno slacker consumato. Una commistione paradossale che giustifica la lunghezza di alcuni brani (come la title track) di cui ci si innamora proprio grazie alla loro ripetitività cantilenante. Kurt Vile più che sedurre, incanta. Guarda il video di “Never Run Away”.

Deerhunter - Monomania05. DeerhunterMonomania (4AD)
E questi non sbagliano un colpo. Considerate anche le abbondanti deviazioni soliste degli ultimi anni, bisogna riconoscere che la band di Atlanta mantiene dei livelli altissimi. Ancora una volta i Deerhunter ripropongono la loro miscela improbabile di indie rock psichedelico che sa graffiare e accarezzare al tempo stesso e sa fa convivere le distorsioni di scuola Sonic Youth con l’androginia glamour di David Bowie. Ma al di là di tutto ciò che si può riconoscere nel loro suono, bisogna ammettere che ormai i ragazzi sono titolari del proprio marchio di fabbrica, sempre immediatamente riconoscibile. Complimenti. Guarda il video di “Back To The Middle”.

Colin Stetson - To See More Light04. Colin StetsonNew History Warfare Vol. 3: To See More Light (Constellation)
Uno dei musicisti più eccezionali in circolazione, apprezzatissimo dai colleghi e con questo album finalmente anche da un pubblico più vasto. Io mi sono innamorato del suo sassofono dopo una delle sue ormai leggendarie performance live, tappa obbligata per riuscire a calarsi fino in fondo nel suo suono e nei suoi album (che vengono registrati sostanzialmente dal vivo e senza overdub). To See More Light è al momento il suo capolavoro. Come ho scritto per Rumore: “La domanda è: fino a dove si può spingere il suono di un singolo strumento? Colin Stetson ci dà la sua risposta, inaudita e grandiosa. Chapeau”. Guarda il video di “In Mirrors” + “And In Truth”.

These New Puritans - Field of Reeds03. These New PuritansField Of Reeds (Infectious)
Da parte di chi non lo ha apprezzato, l’accusa più frequente è quella di essere un album “pretenzioso”. Io, come chi lo ha invece amato alla follia, lo definisco più volentieri “audace”. Un album che alterna pieni e vuoti in una vertigine di suoni, sinfonico e minimale al tempo stesso, che ha la faccia tosta di chiamare in causa David Sylvian e Mark Hollis. Sfrontati sicuramente i puritani, ma se osare tanto significa essere pretenziosi, allora magari avercene pure altri con la stessa sfacciataggine. E la sensazione è che il meglio debba ancora venire. L’appuntamento con il capolavoro è solo rimandato. Guarda il video di “Organ Eternal”.

Arcade Fire - Reflektor02. Arcade FireReflektor (Merge)
Nelle stroncature che ho letto di questo album mi pare prevalga un impulso freudiano di uccidere il padre. Un gruppo non fa in tempo ad arrivare in cima che subito si scatena la corsa per buttarlo giù. Un pizzico di onestà intellettuale in più consentirebbe di apprezzare non solo un cambio così radicale, ma soprattutto questa nuova consapevolezza della propria universalità. Con The Suburbs gli Arcade Fire si erano trovati sul trono quasi a loro insaputa, con Reflektor il trono se lo prendono di cattiveria. E sono sempre fedeli a se stessi: epici, commoventi ed entusiasmanti. Guarda il video di “Afterlife”.

James Blake - Retrograde01. James BlakeOvergrown (Republic)
L’affermazione che attendevo è arrivata puntualmente. James Blake non cambia di molto rispetto all’esordio, gli basta aggiustare il tiro e puntare un po’ più in alto e il gioco è fatto. Una via “bianca” al soul poteva essere solo una felice intuizione prima di questo album, adesso è una realtà entusiasmante. Il lato B del doppio album in vinile mette a segno una tripletta (“Life Round Here”, “Take A Fall For Me”, “Retrograde”) che già da sola è sufficente a sgominare tutta la concorrenza. Overgrown è uscito ad aprile, e probabilmente è il primo anno che mi capita di assegnare la palma con tanto anticipo.

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Puntata #60!

These New Puritans - Field of ReedsDiciamo pure che ne abbiamo dimenticato più di qualcuno, ma la playlist di questa ultima puntata più che una classifica dei nostri dischi preferiti di questa prima metà del 2013, è stata anche un modo per fare un po’ il punto della situazione sull’annata musicale in corso. Ovviamente a condizionare le nostre scelte è stato anche il tempo, limitato, a disposizione, però nel complesso diciamo che a parte qualche svista (Kurt Vile, Low, Yo La Tengo, Boduf Songs e… continuate voi se volete), l’elenco qui sotto è abbastanza rappresentativo dei dischi che ci sono piaciuti di più fino a questo momento.
La copertina la riserviamo invece ai These New Puritans, di cui i più esigenti (e snob) diranno che questo nuovo Field Of Reeds è pretenzioso e stucchevole. Per quanto mi riguarda è invece una delle uscite più interessanti e audaci di questo 2013. Potevano continuare a cercare l’affermazione definitiva continuando a fare quel che sapevano fare benissimo e invece hanno voluto cambiare totalmente spiazzando tutti. Esperimento riuscito a metà? Forse, ma vivadio c’è ancora qualcuno che ha voglia di osare.

Playlist martedì 18 giugno 2013

James Blake Overgrown (Polydor)
“Take A Fall For Me (ft. RZA)”
Ghostpoet Some Say I So I Say Light (Play It Again Sam)
“Meltdown (ft. Woodpecker Wooliams)”
Flume s/t (Transgressive)
“Insane”
Deerhunter Monomania (4AD)
“T. H. M.”
White Fence – Cyclops Reap (Castle Face)
“Pink Gorilla”
Thee Oh Sees – Floating Coffin (Castle Face)
“Toe Cutter/Thumb Buster”
Iceage You`re Nothing (Matador)
“Everything Drifts”
Brazos Saltwater (Dead Oceans)
“How The Ranks Was Wone”
Colin Stetson New History Warfare Vol. 3: To See More Light (Constellation)
“Haunted”
These New Puritans Field of Reeds (Infectious)
“Fragment Two”

Colin Stetson: To See More Light (Constellation)

Colin Stetson - To See More Light

Che poi, come si legge dalla copertina, in realtà il titolo completo è New History Warfare Vol. 3: To See More Light. Ma a parte questi dettagli, è importante dire che questo terzo e conclusivo capitolo della trilogia è un album semplicemente necessario. Nel senso che bisogna ascoltarlo e, possibilmente, possederlo. Io passo la vita ad ascoltare dischi che sono per lo più passabili, a volte buoni, raramente ottimi. Non me ne lamento, per carità, è una mia scelta. Il punto è che lo scopo di questo spasmodico ascoltare tutto, o quasi, ciò che esce di nuovo, è proprio la speranza di riuscire a trovare un album come questo, dove l’intensità va di pari passo con l’audacia e l’urgenza. I sassofoni di Colin Stetson hanno un potere evocativo spiazzante. È un po’ come con i nastri di William Basinski: si sogna ad occhi aperti. A ben vedere, per la più parte del tempo non sembrano neanche sassofoni, o almeno io riesco a dimenticarmene. E a questo punto immagino dovrei lanciarmi in una descrizione di questo suono impossibile, ma non lo farò. C’ho già provato una volta e mi sono sentito abbastanza impotente. Preferisco lasciarvi al video qua sotto, anche se la mia raccomandazione rimane quella di ascoltare l’album intero. Tutto ciò è semplicemente inaudito.
Ah, ho dimenticato di dire che c’è anche Bon Iver che canta su diversi pezzi. Uno (“Who The Waves Are Roaring For”), bellissimo, lo firmano anche a quattro mani.

Puntata #47!

Thalia Zedek Band - ViaHo sempre trovato prodigiosa la voce di Thalia Zedek. Dotata di un timbro indefinibile, profonda e graffiante, eppure capace di momenti di pura dolcezza, la sua voce disegna paesaggi di una tristezza inafferrabile e senza redenzione possibile. “Non luoghi” immaginari ed effettivamente paragonabili ad una stazione balneare, d’inverno, i cui colori non richiamano alla mente le vacanze presto di ritorno, ma l’impossibilità di una spensieratezza ormai passata e perduta. Resta la curiosità di quel titolo – Via – e di quella spiaggia inequivocabilmente e altrettanto italica. Thalia Zedek e la sua nuova band giocano con i fantasmi, evocando persone e paure che non ci sono più, ma che hanno lasciato ancora tracce e presenza.
Did you ever wake up to find, what you thought that you had lost was right, where you left it last, the future cannot change the past…

Thalia Zedek Band – “Walk Away”

Playlist martedì 19 marzo 2013

Dan Friel Total Folklore (Thrill Jockey)
“Scavengers”
Black Pus All My Relations (Thrill Jockey)
“Fly On The Wall”
Spectral Park s/t (Mexican Summer)
“Nausea”
Clinic Free Reign II (Domino)
“Sun and The Moon II”
Colin Stetson New History Warfare Vol. 3: To See More Light (Constellation)
“Who The Waves Are Roaring For”
Iceage You`re Nothing (Matador)
“In Haze”
Esben And The Witch Wash The Sins Not Only The Face (Matador)
“Slow Wave”
Fast Animals And Slow Kids Hybris (Woodworm) [free download!!]
“A cosa ci serve”
Thalia Zedek Band Via (Thrill Jockey)
“Walk Away”
Songs: Ohia The Lioness (2000, Secretly Canadian)
“Lioness”