Scout Niblett – It’s Up To Emma (Drag City)

Scout Niblett - It's Up To EmmaSe ci fosse una classifica dei musicisti più scandalosamente sottovalutati degli ultimi dieci anni, la cara Scout sicuramente meriterebbe una piazza. I suoi album sono per lo più recensiti bene, eppure sembra proprio che nonostante la cerchia degli accoliti che la seguono (tra cui naturalmente mi annovero), un riconoscimento più ampio e generalizzato resti sempre un passo oltre. It’s Up To Emma, il nuovo album, non cambierà di molto le cose. Abbandonato Steve Albini dopo anni di collaborazione, Emma (che è il vero nome di Scout) fa da se ma di fatto non abbandona la spigolosità delle chitarre e la ruvidità secca di quei colpi di batteria che da sempre accompagnano la sua voce. Scout Niblett continua a muoversi nel solco tracciato da PJ Harvey tanti anni fa, e lo fa con una credibilità e un’intensità che a momenti lasciano senza fiato.

Qualche post fa si parlava proprio di prove di dialogo tra r’n’b/soul nero e folk/indie bianco. Mi si passi la banalizzazione a colori. Questa cover che non ti aspetti penso si possa inserire tranquillamente all’interno del quadro. Cover dell’anno?

Scout Niblett – “No Scrubs”

Puntata #56!

Sam Amidon - Bright Sunny SouthQuesto ragazzo del Vermont è dotato di una di quello voci che sono, letteralmente, in grado di possedermi. Una chitarra e un banjo, con la sua voce, sono sufficienti. Per questo nuovo Bright Sunny South, il primo per un’etichetta importante (Nonesuch), Sam Amidon si è lasciato andare ad arrangiamenti più complessi, ma senza rinunciare alla sua vocazione all’essenzialità. Per fortuna. A tratti fa capolino qualche divagazione discretamente jazzata o qualche crescendo orchestrale, ma ciò che resta in primo piano è sempre la sua voce con le sue melodie magicamente in bilico tra folk e soul. Un equilibrio precario e perfetto che viene idealmente bissato dalle atmosfere evocate, tutte giocate tra una malinconia profonda eppure in qualche modo scintillante, consolatoria.

Sam Amidon – “My Old Friend”

Playlist martedì 21 maggio 2013

Sam Amidon Bright Sunny South (Nonesuch)
“My Old Friend”
Sigur Rós Kveikur (XL)
“Ísjaki”
Múm Toothwheels (A Number of Small Things)
“Toothwheels”
Daft Punk Random Access Memories (Columbia)
“Doin’ It Right (ft. Panda Bear)”
Marnie Stern The Chronicles of Marnia (Kill Rock Stars)
“Noonan”
Tijuana Panthers Semi-Sweet (Innovative Leisure)
“Wall Walker”
Dirty Beaches Drifters/Love is The Devil (Zoo Music)
“I Dream In Neon”
Vampire Weekend Modern Vampires of The City (XL)
“Ya Hey”
GhostpoetSome Say I So I Say Light (Play It Again Sam)
“Plastic Bag Brain”

Hiss Golden Messenger – Haw (Paradise Of Bachelors)

Hiss Golden Messenger - HawEra un po’ che cercavo un album che mi riconciliasse con il folk-rock. Mi era piaciuto il nuovo Widowspeak, senza però riuscire ad entusiasmarmi. Deludenti ho trovato i Mount Moriah, alla cui perfezione estetica non corrisponde altrettanta sostanza e intensità. Qualità che invece si trovano in abbondanza in Haw, nuovo album di Hiss Golden Messenger. La band, proveniente dalla North Carolina, è capitanata dal cantautore M.C. Taylor, chiaramente cresciuto a Neil Young e Bill Callahan (con tutto quello che ci può stare in mezzo). Per questo quarto album, si aggiungono alla formazione musicisti del calibro di William Tyler e membri di Megafaun e Black Twig Pickers. Insomma, gente che sa come recuperare la tradizione senza farla suonare scolastica e calligrafica.

Hiss Golden Messenger – “Red Rose Nantahala”

Puntata #52!

MGMT - Alien DaysGli MGMT sono un buon gruppo per illustrare certo snobismo che mi caratterizza. Li ho cordialmente detestati ai tempi del loro successo (e continuo tuttora a trovare piatto e patinato Oracular Spectacular, 2007), per poi trovarli ispirati e promettenti col successivo Congratulations (accolto con freddezza da fans e stampa). Il Record Store Day 2013 è ora l’occasione per ritrovarli con questa canzone, “Alien Days”, che sembra ripartire proprio da là, dove li avevamo lasciati: pop lisergico e orchestrale debitore a Beach Boys e Flaming Lips in ugual misura. Si spera bene per il futuro.
Sempre a proposito di Record Store Day, segnaliamo che il brano di apertura della compilation Sub Pop 1000, tirata in 2500 copie per la gioia dei fan dell’etichetta di Seattle, è affidata a una band italiana che non conoscevo. Si chiamano His Electro Blue Voice e il loro brano “Kidult” è una splendida cavalcata di 7 minuti in bilico tra suggestioni ’90 e accelerazioni space-rock. Ottimi.

Playlist martedì 23 aprile 2013

MGMT Alien Days (Columbia)
“Alien Days”
Kurt Vile Wakin On A Pretty Daze (Matador)
“Shame Chamber”
Iron & Wine Ghost On Ghost (4AD)
“The Desert Babbler”
Hiss Golden Messenger Haw (Paradise of Bachelors)
“Red Rose Nantahala”
His Electro Blue Voice AA.VV. Sub Pop 1000 (Sub Pop)
“Kidult”
Vondelpark Seabed (R&S)
“California Analog Dream”
Airhead For Years (R&S)
“Autumn”
Egyptian Hip Hop Tobago (R&S)
“Tobago”

MGMT – “Alien Days”

Videodreams – Can’t Be Wrong (video)

VideodreamsLi abbiamo avuti ospiti martedì scorso dove, in un’ora di trasmissione, c’hanno raccontato parecchie cose sul nuovo Shipwrecks da cui hanno anche suonato due brani live in acustico. Per chi si è perso la puntata e mi ha chiesto di rimediare, confermo che entro la settimana dovrei finalmente trovare il tempo di fare un piccolo editing della diretta e proporre un breve florilegio dei suoi momenti più interessanti. Nel frattempo i Videodreams hanno finalmente svelato il video, annunaciato, del primo singolo. A conferma, ancora una volta, che ai due fratelli di Tolmezzo non mancano le idee e sanno come realizzarle. Da guardare fino alla fine.

Videodreams – Shipwrecks (Ghost Records)

Videodreams - ShipwrecksI Videodreams mi avevano colpito già all’ascolto del mini Wet Pain (2012, Megaphone), dove già mostravano di aver mandato a memoria una certa lezione americana, metabolizzando il recente recupero del folk vintage (dai Fleet Foxes in giù, approssimando) e soprattutto padroneggiando suoni e stilemi del dream-pop a cui si son votati fin dalla scelta del nome. Il nuovo Shipwrecks recupera e rilancia quelle suggestioni, mettendo nuovamente in mostra le capacità compositive dei fratelli Marra e, soprattutto, facendo un passo oltre sul versante degli arrangiamenti che ora giocano anche con inserimenti elettronici discreti ma consistenti. Le undici canzoni dell’album presentano un’identità di suono e di ricerca melodica che spinge oltre i confini del genere e che, possibilmente, li sposta un po’ più in là. Tanto che, usando un aggettivo che non mi piace molto, verrebbe da da dire che Shipwrecks è un esordio che suona sorprendetemente “maturo”.
I Videodreams saranno ospiti nella prossima puntata di sOUNDVERITE, martedì 16 aprile, a partire dalle 19:00 sui 90.0 mhz di Radio Onde Furlane per chi si trova in Friuli (streaming web da qui per tutti gli altri). Evento facebook qui.

Videodreams – “Can’t Be Wrong”

Puntata #49!

Low - The Invisible WayCiò che rende grande e appassionante l’avventura musicale dei Low non è solo il livello di qualità e intensità che hanno saputo mantenere in questi venti anni di carriera. La band del Minnesota ama cambiare, con discrezione, ma con implacabile costanza. Album dopo album il loro suono prende direzioni nuove, svolte delicate, quasi impercettibili e mai improvvise, che ripropongono i Low in una versione nuova ma sempre immediatamente riconoscibile. E allora cambiare, per loro, non significa altro che affermare uno stile ed un’identità unici e irripetibili. Il nuovo The Invisible Way è stato registrato a Chicago e prodotto da Jeff Tweedy e, naturalmente, il contributo del leader dei Wilco si fa sentire portando un tocco di leggerezza scintillante e un suono più aderente alla tradizione. Si cambia di nuovo dunque, ma il risultato è il solito, immenso, album dei Low. Cambiare sempre, restando fedeli a se stessi. Ecco è forse questo il genio dei Low e la caratteristica che ha permesso a Mimi Parker ed Alan Sparhawk di guadagnarsi un posto nell’olimpo dell’underground americano. In maniera invisibile, o quasi.

Playlist martedì 2 aprile 2013

Low The Invisible Way (Sub Pop)
“Just Make It Stop”
Mudhoney Vanishing Point (Sub Pop)
“I Like It Small”
Devendra Banhart Mala (Nonesuch)
“Won’t You Come Over”
Blanche Blanche Blanche Wooden Ball (NNA Tapes)
“Rich Man”
Steve Mason Monkey Minds In The Devil’s Time (Double Six)
“Seen It All Before”
Ty Segall The Velvet Underground & Nico by Castle Face and Friends (Castle Face)
“Femme Fatale”
Thee Oh Sees Floating Coffin (Castle Face)
“Maze Francier”
White Fence Cyclops Reap (Castle Face)
“Chairs In The Dark”
Wavves Afraid Of Heights (Mom & Pop)
“Lunge Forward”
Generationals Heza (Polyvinyl)
“Spinoza”
Frightened Rabbit Pedestrian Verse (Atlantic)
“December’s Traditions”

Puntata #48!

Daughter - If You LeaveMi chiedo dove fossi mentre i Daughter pubblicavano i loro primi ep. Per fortuna ci pensa (ancora una volta) la 4AD a suonare la sveglia pubblicando il loro album di esordio If You Leave. A tentare di dare un’idea della loro musica, si potrebbe parlare di dream pop (il fantasma di Victoria Legrand aleggia tra i solchi del disco) o di new wave riproposta in chiave soffusamente folk. L’operazione può essere assimilata a quella già portata avanti con successo da The XX, dove però questi si affidano ad un suono algido ed minimale, i Daughter (che pure sono di Londra) prediligono un suono caldo e dilatato, avvolgente. Il risultato finale è simile nei suoi effetti: canzoni di una malinconia che prende alla gola, brani che si scavano un cunicolo in profondità per annidarsi nell’intimità dell’ascoltatore… e da lì non se ne vanno più. “Setting Fire To Our Insides For Fun…” come canta Elena Tonra in questa splendida Youth, per me già un classico.

Playlist martedì 26 marzo 2013

Daughter If You Leave (4AD)
“Youth”
Inc. No World (4AD)
“Black Wings”
Bonobo The North Borders (Ninja Tune)
“Towers”
Lapalux Nostalchic (Brainfeeder)
“Guuurl”
Atoms For Peace Amok (XL)
“Unless”
Marnie Stern The Chronicles of Marnia (Kill Rock Stars)
“Immortals”
Waxahatchee Cerulean Salt (Don Giovanni)
“Peace & Quiet”
The Men New Moon (Sacred Bones)
“Half Angel Half Light”
Parenthetical Girls Privilege (Abridged) (Marriage)
“A Note To Self”
Little Wings Last (Rad)
“I Waited On The Door”
Benoît Pioulard Hymns (Kranky)
“Reliquary”

Puntata #46!

Phopshorescent - MuchachoIl ritorno di Phosphorescent rincuora. Al di là del fatto che mancava da un po’, fa piacere constatare che Matthew Houck ha riscoperto la voglia di osare un po’, dopo il recente ripiegamento verso la tradizione di To Willie (2009, addirittura un tributo a Willie Nelson) e Here’s To Taking It Easy (2010). Alla fine, questo nuovo Muchacho è meno audace di ciò che autorizza a pensare il singolo “Song For Zula” con i suoi orpelli pigramente elettronicheggianti in odore di Bon Iver, ma almeno segna un ritorno più deciso verso quel country gospel corale e dilatato che ne costituiva la cifra stilistica. In questo senso osa sicuramente di più John Grant che con Pale Green Ghost si lascia alle spalle con gesto inequivocabile il Texas e i Midlake, per scoprire il fascino dell’Islanda e del suono algido dei sintetizzatori. Biggo Veira dei Gus Gus lo asseconda e produce con mano pesante un album che lascerà perplessi gli estimatori di Queen Of Denmark (2011). Dategli comunque una chance, perché il disco cresce con gli ascolti e lui dimostra di avere sempre la stoffa del fuoriclasse.

Phosphorescent – “Song For Zula”

Playlist martedì 12 marzo 2013

Phosphorescent Muchacho (Dead Oceans)
“Song For Zula”
John Grant Pale Green Ghost (Bella Union)
“Pale Green Ghost”
Parenthetical Girls Privilege (Abridged) (Marriage)
“Careful Who You Dance With”
Rhye Woman (Innovative Leisure)
“Open”
Youth Lagoon Wondrous Bughouse (Fat Possum)
“Pelican Man”
The Men New Moon (Sacred Bones)
“Electric”
Black Bug Reflecting The Light (Hozac)
“You Scream”
Waxahatchee Cerulean Salt (Don Giovanni)
“Brother Bryan”
Thao & The Get Down Stay Down We The Common (Ribbon Music)
“Move”
Torres s/t (autoprodotto)
“Honey
Feeding People Island Universe (Innovative Leisure)
“Closer”

Sante Parole: Thao Nguyen

Thao Nguyen I think I’m more effective as an activist if I stay in music, to be honest. Music, the way it reaches people and transcends divisions, is a really effective and powerful forum. You know, the first song on the record is about Valerie Bolden, this woman I visited in state prison. So, instead of talking about how old I was when I first started playing guitar, I could talk about her, and about the California Coalition for Women Prisoners.

Thao Nguyen a tutto campo in questa bella intervista. Il suo nuovo album, We The Common, è da poco stato pubblicato via Ribbon Music. Dedicato a tutte le lettrici.

Thao & The Get Down Stay Down – “We The Common (For Valerie Bolden)”