Best of 2012, #12: Frank Ocean – Channel Orange

I can’t tell you the truth about my disguise / I can’t trust no one / It’s a bad religion / To be in love with someone / Who could never love youFrank Ocean - Channel Orange

“Bad Religion” di Frank Ocean, dall’album Channel Orange, pubblicato il 10 luglio 2012 via Def Jam.

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Frank Ocean – Channel Orange (Def Jam)

Frank Ocean - Channel OrangeNe parlano tutti benissimo, giustamente. Channel Orange vi riconcilia con la black music al primo ascolto. Sempre che abbiate bisogno di essere riconciliati, beninteso. Io un po’ sì, dal momento che l’r’n’b oggi suona spesso troppo leccato per i miei gusti, e l’hiphop è sempre troppo ostaggio di troie e cocaina per non venirmi a noia dopo un po’ (ammetto che ci son dei nomi che ascolto molto volentieri, però). In ogni caso, questo è un disco che va ascoltato anche se, come me, non frequentate troppo i generi (al plurale, sì, perché qui c’è tutta la musica nera). Frank Ocean l’ho scoperto con questo disco, con un ritardo che, considerati i successi che ha firmato anche per altri artisti, veramente non ha giustificazioni.
Il fatto poi che abbia recentemente parlato della propria omosessualità, me lo fa stare ancora più simpatico. Ha coraggio il ragazzo, oltre che genio, per fare simili ammissioni in quello che è propbabilmente l’ambiente più omofobo della cultura contemporanea. Non sarà magari un coming out, ma già parlare di sè in questi termini aiuta a muovere le cose, come si può constatare già dalla reazione di Tyler The Creator, collaboratore amico di Frank e noto per i suoi versi omofobi. Son convinto che d’ora in poi più di qualche rapper comincerà a pensarci un attimo prima di lasciarsi andare ad insulti gratuiti all’indirizzo degli omosessuali.

Frank Ocean – “Pyramids”

Puntata #12!

Liars - WIXIWProbabilmente riuscirei ad amarli anche se registrassero un disco percuotendo padelle e scatolette di tonno. I Liars continuano a cambiare e continuano a convincere. Il nuovo album accelera sul pedale dell’elettronica, approfondendo un discorso idealmente già cominciato con il precedente Sisterworld. WIXIW è un lavoro solo apparentemente più quieto, meno spigoloso, dove la rotondità dei sintetizzatori resta sempre pronta a trasformarsi in inquietudine e morbosità. Si sentono i Radiohead far capolino qua e là, e viene in mente Matthew Dear nei momenti in cui il ritmo si fa più incalzante e ossessivo (“A Ring On Every Finger” e “Flood To Flood” in particolare). E poi ho un debole per i palindromi…

Playlist 12 giugno 2012

Dent MayDo Things (Paw Tracks)
“Fun”
Rosie ThomasWith Love (Sing-A-Long)
“Where Was I”
The YoungDub Egg (Matador)
“Livin’ Free”
The WalkmenHeaven (Bella Union)
“Heaven”
El-PCancer For Cure (Fat Possum)
“Oh Hail No (Feat. Mr. Motherfucking Exquire And Danny Brown)”
LiarsWIXIW(Mute)
“No. 1 Against The Rush”
Purity RingShrines (4AD)
“Obedear”
Laurel HaloQuarantine (Hyperdub)
“Years”
Iori’s EyesDouble Soul (La Tempesta)
“Something’s Comin’ Over Me”
Damon AlbarnDr. Dee (Parlophone)
“Apple Carts”

Liars – “No. 1 Against The Rush”

El-P – Cancer For Cure (Fat Possum)

El-P Cancer For Cure“This is a fight record. Like, ‘Goddamn it. Enough is fuckin’ enough.'” Che il Lyrical Punisher non avesse perso grinta e verve si era capito già in questa intervista di presentazione del nuovo album. In ogni caso, ciò che apprezzo di più di Jaime Meline, aka El-P, è quella sua capacità di portare avanti messaggi importanti, picchiando duro all’occorrenza, senza rinunciare a un pizzico di quell'(auto)ironia così rara in ambiente hip-hop. Chissà se A$ap Rocky e NY similia si saranno riconosciuti nelle pose caricaturali del video di “The Full Retard”. Cancer For Cure esce a circa 5 anni di distanza dall’altrettanto valido I’ll Sleep When Your’re Dead e ci riconsegna uno dei migliori produttori in circolazione.

Geoff Barrow…Portishead, Quakers, BEAK>

Probabilmente ha qualche potere pranoterapeuta se tutto quello che tocca, parliamo di musica, diventa di notevole fattezza! Dai tempi in cui prese parte alle session di Blue Lines dei Massive Attack e alla nascita di tutto il fenomeno trip hop, Portishead, Tricky, Neneh Cherry, ai remix per Primal Scream e Depeche Mode lui è sempre stato lì a spingere al massimo la sua creatività. Ora sono passati anni, più di un decennio, ma lui non si è fermato e dopo aver fondato una sua etichetta, la Invada, e aver prodotto band ormai riconosciute come The Coral e The Horrors, torna in pista, manda in orbita ancora una volta per destinazioni ignote ma affascinanti i Portishead e torna alle sue passioni d’infanzia!
Una di queste è l’HipHop che lo porta a pubblicare per Stone Throw un album a nome Quackers, 41 tracce e 35 featuring, di energico indie rap che poggia su basi black ma in cui il suo tocco si distingue nettamente.

Quakers – “War Drums (feat. Phat Kat & Guilty Simpson)”

Poi è il momento di un’altra band che vede protagonista Barrow: Beak>, rock, kraut e space synth che promettono un interessante nuova uscita per giugno.

BEAK> – “Yatton”

Giungiamo poi, tanto per non dimenticare nulla del nostro poliedrico produttore, al concept album realizzato assieme al compositore Ben Salisbury, Drokk, ispirato alla serie a fumetti Mega-City One, devianti tappeti lisergici e piacevoli synth che tanto ci ricordano i Daft Punk nella fatica cinematografica di Electroma.

La cosa interessante di Geoff Barrow, oltre alla sua carriera di produttore, è senz’altro il marchio stilistico ben definito e distinguibile, cosa molto rara in giro.

Non-video e non-canzoni

Al di là di tutto il cancan mediatico che si è scatenato attorno a Lana Del Rey (che ha fatto un disco noiosetto ma con qualche canzone anche piacevole), devo confessare che sono rimasto molto favorevolmente colpito dal video della title-track”Born To Die”. Un video dove non succede assolutamente nulla, dove alla (semi) nuda fissità dei due protagonisti fa da contraltare il solo movimento della bandiera a stelle strisce – minimale pure quello – per tutta la durata della canzone. Un non-video.

Idea semplice ma geniale, stavo pensando tra me e me prima di notare che trattasi di un “official audio”, mentre il video ufficiale esiste e, purtroppo, si rivela inevitabilmente la cafonata che ci si aspetta da un’operazione di marketing di tale portata.

Chi invece l’ha pensata bene, è Zebra Katz, MC di New York che ha fatto un po’ un’operazione speculare. Una non-canzone (zero melodia, ritmo minimo, niente strofe e ritornelli) presentata con un video spettacolare e inquietante. Semplice e geniale: questa volta sì.