The Black Angels – Don’t Play With Guns (video)

The Black Angels - Indigo MeadowMi sono imbattuto in questo video dei Black Angels casualmente, subito dopo aver guardato il video di “People of The Sticks” dei Besnard Lakes. Son rimasto sorpreso perché, per quanto le due band propongano un approccio alla psichedelia molto diverso, i due video invece hanno molto in comune dal punto di vista estetico. In entrambi c’è un pizzico di ironia ma, cosa più interessante, in entrambi si ripropone il tema dell’alterazione delle percezioni tramite droghe in contesti inusuali e ben distanti dal consueto immaginario hippie. Vale la pena vederli entrambi e in rapida successione.
Per quanto riguada Indigo Meadow, il nuovo album della band texana, mi limito a dire che può piacere o non piacere per le stesse identiche ragioni. Si tratta, ancora una volta, di psichedelia garage da manuale, dove le dilatazioni più liserguche del passato sono contenute a favore di un approccio più muscolare e diretto. Sono bravissimi, direi perfetti. Se però siete in cerca di originalità (buona fortuna), naturalmente, questo disco non fa per voi.


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Puntata #53!

Kurt Vile - Wakin On A Pretty DazeNella mia copia in vinile di Wakin On A Pretty Daze, sulla copertina non ci sono i graffiti. Il muro sotto la scritta è bianco, resistono giusto un paio di tag scarabbocchiati. Lo sticker sull’album mi avvisa che all’interno ci sono degli adesivi dei graffiti da appiccicare sul muro a piacimento. Presumo che sia vero. Presumo perché, al momento, non ho ancora trovato il coraggio di aprirlo. E non so se lo troverò. C’è una discreta possibilità che resti incellofanato (mi è già capitato una volta con un album della Beta Band). Avessi un figlio piccolo lo lascerei fare a lui/lei, questa trovata degli adesivi la trovo molto adatta ai pargoli (come la bambina del non-video qui sotto), mentre a me personalmente mi paralizza e credo che suderei sette camicie per incollare i graffiti nella stessa identica posizione in cui si trovano sulla copertina originale. In ogni caso, mentre decido sul da farsi, vi raccomando questo disco di Kurt Vile perché è il suo capolavoro. Di questo ragazzo di Philadelphia ho sempre apprezzato il suono, la chitarra improntata alla leggerezza e al languore di chi del proprio talento non sa poi tanto bene cosa farne, ma su questo nuovo Kurt si esprime al massimo, con una consapevolezza nuova che gli permette di inanellare una raccolta di ben 11 brani senza cedimenti, senza punti deboli, senza cali di tensione. Album ormai sempre più rari e preziosi. Il non-video di “Never Run Away” lascia pensare che Kurt non abbia comunque intenzione di prendersi troppo sul serio… facciamolo noi.

Playlist martedì 30 aprile 2013

Kurt Vile Wakin On A Pretty Daze (Matador)
“Pure Pain”
Alex Bleeker & The Freaks How Far Away (Woodsist)
“Don’t Look Down”
The Mantles Long Enough To Leave (Slumberland)
“Brown Balloon”
Thee Oh Sees – Floating Coffin (Castle Face)
“I Came From The Mountain”
Ty Segall Ty Rex 2 (Goner)
“The Motivator”
Catholic Spray Earth Slime (Born Bad)
“Youth Can Suck My Dick”
The Black Angels Indigo Meadow (Blue Horizon)
“Don’t Play With Guns”
White Fence – Cyclops Reap (Castle Face)
“Beat”
Yeah Yeah Yeahs Mosquito (Interscope)
“Sacrilege”
Anika Anika EP (Stones Throw)
“I Go To Sleep”

Puntata #49!

Low - The Invisible WayCiò che rende grande e appassionante l’avventura musicale dei Low non è solo il livello di qualità e intensità che hanno saputo mantenere in questi venti anni di carriera. La band del Minnesota ama cambiare, con discrezione, ma con implacabile costanza. Album dopo album il loro suono prende direzioni nuove, svolte delicate, quasi impercettibili e mai improvvise, che ripropongono i Low in una versione nuova ma sempre immediatamente riconoscibile. E allora cambiare, per loro, non significa altro che affermare uno stile ed un’identità unici e irripetibili. Il nuovo The Invisible Way è stato registrato a Chicago e prodotto da Jeff Tweedy e, naturalmente, il contributo del leader dei Wilco si fa sentire portando un tocco di leggerezza scintillante e un suono più aderente alla tradizione. Si cambia di nuovo dunque, ma il risultato è il solito, immenso, album dei Low. Cambiare sempre, restando fedeli a se stessi. Ecco è forse questo il genio dei Low e la caratteristica che ha permesso a Mimi Parker ed Alan Sparhawk di guadagnarsi un posto nell’olimpo dell’underground americano. In maniera invisibile, o quasi.

Playlist martedì 2 aprile 2013

Low The Invisible Way (Sub Pop)
“Just Make It Stop”
Mudhoney Vanishing Point (Sub Pop)
“I Like It Small”
Devendra Banhart Mala (Nonesuch)
“Won’t You Come Over”
Blanche Blanche Blanche Wooden Ball (NNA Tapes)
“Rich Man”
Steve Mason Monkey Minds In The Devil’s Time (Double Six)
“Seen It All Before”
Ty Segall The Velvet Underground & Nico by Castle Face and Friends (Castle Face)
“Femme Fatale”
Thee Oh Sees Floating Coffin (Castle Face)
“Maze Francier”
White Fence Cyclops Reap (Castle Face)
“Chairs In The Dark”
Wavves Afraid Of Heights (Mom & Pop)
“Lunge Forward”
Generationals Heza (Polyvinyl)
“Spinoza”
Frightened Rabbit Pedestrian Verse (Atlantic)
“December’s Traditions”

Puntata #47!

Thalia Zedek Band - ViaHo sempre trovato prodigiosa la voce di Thalia Zedek. Dotata di un timbro indefinibile, profonda e graffiante, eppure capace di momenti di pura dolcezza, la sua voce disegna paesaggi di una tristezza inafferrabile e senza redenzione possibile. “Non luoghi” immaginari ed effettivamente paragonabili ad una stazione balneare, d’inverno, i cui colori non richiamano alla mente le vacanze presto di ritorno, ma l’impossibilità di una spensieratezza ormai passata e perduta. Resta la curiosità di quel titolo – Via – e di quella spiaggia inequivocabilmente e altrettanto italica. Thalia Zedek e la sua nuova band giocano con i fantasmi, evocando persone e paure che non ci sono più, ma che hanno lasciato ancora tracce e presenza.
Did you ever wake up to find, what you thought that you had lost was right, where you left it last, the future cannot change the past…

Thalia Zedek Band – “Walk Away”

Playlist martedì 19 marzo 2013

Dan Friel Total Folklore (Thrill Jockey)
“Scavengers”
Black Pus All My Relations (Thrill Jockey)
“Fly On The Wall”
Spectral Park s/t (Mexican Summer)
“Nausea”
Clinic Free Reign II (Domino)
“Sun and The Moon II”
Colin Stetson New History Warfare Vol. 3: To See More Light (Constellation)
“Who The Waves Are Roaring For”
Iceage You`re Nothing (Matador)
“In Haze”
Esben And The Witch Wash The Sins Not Only The Face (Matador)
“Slow Wave”
Fast Animals And Slow Kids Hybris (Woodworm) [free download!!]
“A cosa ci serve”
Thalia Zedek Band Via (Thrill Jockey)
“Walk Away”
Songs: Ohia The Lioness (2000, Secretly Canadian)
“Lioness”

Puntata #45!

Youth Lagoon - Wondrous BughouseDi Trevor Powers ho sempre pensato un gran bene. The Year Of Hibernation (Fat Possum, 2011) mi aveva colpito per le sue canzoni capaci di mantenere una forte identità folk e tradizionale, sebbene gli arrangiamenti palassero un linguaggio molto più attuale, fatto di tastiere e dilatazioni sintetiche. Youth Lagoon torna adesso con questo Wondrous Bughouse che è un notevole balzo in avanti sia per quanto riguarda il suono (saturo e lussureggiante, nei momenti più intensi addirittura sinfonico), sia per quanto riguarda la sua scrittura che, finalmente, osa senza nascondersi. Ne vien fuori il ritratto di un autore complesso, capace di evocare le grandi melodie del passato (Beatles e primi Pink Floyd soprattutto), rilanciando però l’attitudine alla modernità del suono, questa volta affidato a quel geniaccio di Ben Allen (già produttore di Merriweather Post Pavilion e Halcyon Digest, per intenderci). Pop psichedelico e barocco, intenso ed emotivo.

Youth Lagoon – “Mute”

Playlist martedì 5 marzo 2013

Youth Lagoon Wondrous Bughouse (Fat Possum)
“Mute”
Buke and GaseGeneral Dome (Brassland)
“Houdini Crush”
Parenthetical Girls Privilege (Abridged) (Marriage)
“Evelyn McHale”
Jim James Regions Of Sound & Light Of God (ATO)
“Dear One”
Anthroprophh s/t (Rocket Recordings)
“Hermit”
Spectral Park s/t (Mexican Summer)
“L’appel du vide”
Iceage You’re Nothing (Matador)
“Wounded Hearts”
Parquet CourtsLight Up Gold (What’s Your Rupture?)
“Borrowed Time”
Veronica FallsWaiting For Something To Happen (Bella Union)
“Teenage”
Beach FossilsClash The Truth (Captured Tracks)
“In Vertigo (ft. Kazu Makino)”
Chelsea Light Moving s/t (Matador)
“Heavenmetal”

Puntata #44!

Unknown Mortal Orchestra - IITra i molti progetti nuovi che si dedicano al recupero di suoni e atmosfere del passato, gli Unknown Mortal Orchestra sono sicuramente uno dei più interessanti. La loro psichedelia soffusa gioca con il soul e il pop che è un piacere, disegnando paesaggi sonori sfuocati e assonnati, immagini oniriche che suggeriscono brutti sogni, se non incubi, ma senza rinunciare a una leggerezza di fondo che conquista, a metà strada tra Sly Stone e i Beatles. La voce di Ruban Nielson, con il suo tono acuto e lievemente rauco, ha personalità e istinto melodico quanto basta per caratterizzare arrangiamenti improntati alla semplicità: pochi fronzoli a favore di una gran cura del suono e delle parti melodiche. Onestamente il primo album mi aveva lasciato freddino, ma questo II merita più di un ascolto.

Playlist martedì 26 febbraio 2013

Atoms For Peace Amok (XL)
“Before Your Very Eyes…”
Jamie Lidell s/t (Warp)
“You Naked”
Youth Lagoon Wondrous Bughouse (Fat Possum)
“Dropla”
Sin Fang Flowers (Morr)
“Young Boys”
Unknown Mortal Orchestra II (Jagjaguwar)
“So Good At Being In Trouble”
Adam Green & Binky Shapiro s/t (Rounder)
“Just To Make Me Feel Good”
Feeding People Island Universe (Innovative Leisure)
“Island Universe”
Psychic Ills One Track Mind (Sacred Bones)
“Might Take A While”
Eat Skull III (Woodsist)
“Dead Horses”
The Woolen Men s/t (Woodsist)
“Mayonnaise”

Psychic Ills – One Track Mind (Sacred Bones)

Psychic Ills - One Track MindUna copertina disegnata da Powell St. John e un ospite del calibro di Neil Hagerty fanno già capire su quali credenziali può già contare la band newyorkese e, soprattutto, su quale panorama stiamo andando a sporgerci quando ascoltiamo One Track Mind. Anche gli Psychic Ills recuperano certa psichedelia garage ibridandola con suggestioni wave, restituendo il tutto dopo averlo passato al filtro della loro sana attitudine da slackers consumati. Un’operazione già riuscita bene ai Crystal Stilts e, prima ancora, ai Clinic (solo per citare i primi nomi che vengono in mente). Questo quarto album (il secondo per Sacred Bones) convince e piace dalla prima all’ultima traccia grazie alla profondità di un suono che scintilla tra la nebbia delle atmosfere dilatate e l’incedere pigro, quasi assonnato, della maggior parte delle canzoni.

Psychic Ills – “Might Take A While”