Puntata #31!

Clinic - Free ReignSono ormai quasi quindici anni che i Clinic continuano a portare avanti il proprio percorso musicale. Fin dagli esordi il loro suono si è presentato come un originale recupero del suono garage, ibridato con robuste dosi di post-punk. Da quella volta la band di Liverpool non ha mai smesso di girare attorno a queste coordinate e oggi che anche oltreoceano in molti si dedicano agli stessi suoni, non si può fare a meno di notare come i Clinic abbiano mantenuto tutta la loro specificità: il loro stile resta unico e immediatamente riconoscibile. Free Reign è il loro settimo album e annovera al mixer la presenza di Daniel Lopatin di Oneohtrix Point Never che dà un contributo discreto ma sensibile.

Playlist martedì 13 novembre 2012

Clinic Free Reign (Domino)
“Miss You”
Dirty Projectors About To Die Ep (Domino)
“Here Til It Says I’m Not”
Black Moth Super RainbowCobra Juicy (Rad Cult)
“Gangs in The Garden”
Cody ChesnuTTLanding On A Hundred (One Little Indian)
“Don’t Wanna Go the Other Way”
Lianna La HavasIs Your Love Big Enough? (Warner)
“Forget”
TyvekOn Triple Beams (In The Red)
“Say Yeah”
The MenOpen Your Heart (Sacred Bones)
“Turn It Around”
The Allah-Lass/t (Innovative Leisure)
“Don’t You Forget It”
Tame ImpalaLonerism (Modular)
“Elephant”
PutiferioLovLovLov (Robot Radio)
“Can’t Stop The Dance, You Chicken”
Kendrick Lamargood kid, m.A.A.d. city (Interscope)
“Swimming Pools (Drank)”

Clinic – “Miss You”

Puntata #27!

Felix - Oh Holy MolarAltra puntata molto varia, per non dire musicalmente schizofrenica. Del resto ci piace così, come ci piace segnalare alcuni album che passano ingiustamente inosservati, persi nel mare delle pubblicazioni mensili. Tra questi annovero certamente Wavelenght di Samara Lubelski e anche quello dei più noti Minus The Bear, anche se questa settimana preferisco mettere l’accento sui Felix. La coppia, guidata dalla splendida voce di Lucinda Chua, ha confezionato un album di folk suadente e subito accattivante nonostante il mood generale indugi soprattutto su atmosfere malinconiche. La qualità è incontestabile e non a caso è riuscito a catturare le le attenzioni della Kranky, etichetta che di solito non si avventura in territori così pop (e molto di radio si spinge in Inghilterra).

Playlist martedì 16 ottobre 2012

Felix – Oh Holy Molar (Kranky)
“Oh Thee 73”
Samara Lubelski – Wavelenght (De Stijl)
“Jammage Cruiser”
Family Band – Grace & Lies (No Quarter)
“Again”
Dan Deacon – America (Domino)
“Lots”
Animal Collective – Centipede Hz (Domino)
“Mercury Man”
Paws – Cokefloat! (Fat Cat)
“Jellyfish”
The Vaccines – Come Of Age (Sony)
“Weirdo”
Field MusicPlay… (Memphies Industries)
“Heart”
Minus The Bear – Infinity Overhead (Dangerbird)
“Zeros”
Saturday Looks Good To Me – Sunglasses (7″, Polyvinyl)
“Sunglasses”
Me & My Drummer – The Hawk, The Beak, The Prey (Rough Trade)
“Heavy Weight”

Felix – “Oh Thee 73”

Future Of The Left – The Plot Against Common Sense (Xtra Mile)

The plot against common senseSi sa che i Future Of The Left non le mandano a dire e, ormai da anni, sono rimasti una delle poche band a scrivere dei testi veramente arrabbiati che suonino credibili ed efficaci in questi tempi di fuga dalla militanza. Le olimpiadi di Londra ovviamente non potevano passare inosservate, soprattutto agli occhi di tre fieri gallesi poco inclini a cedere a certa retorica. Il video (bello!) della canzone dedicata alla kermesse sportiva, poi, non lascia dubbi su cosa ne pensieno realmente i tre. L’album è un buon disco tra noise-rock e post-punk, energetico e graffiante, con qualche brano che fa bene al cuore.

Boduf Songs – Internal Memo (Morc Tapes)

Boduf Songs - Internal memoSenza troppo girarci intorno, dirò che Mat Sweet ha pubblicato alcuni dei dischi più intensi e oscuri del cantautorato degli ultimi dieci anni. Se ne sono accorti in pochi, purtroppo, e del resto lui non ha mai fatto molto per guadagnarsi le luci della ribalta. La sua musica, come il suo autore, ama l’oscurità perché è lì che si riverberano meglio gli accordi metallici della sua chitarra. Boduf Songs merita a pieno titola l’etichetta di isolazionista, dal momento che i suoi dischi sono così avari di note, i riferimenti esoterici della sua estetica sono così criptici e le sue interviste così rare. Oggi ancor di più forse, dal momento che ha fatto sapere di aver lasciato la Kranky e di dare alle stampe questo nuovo ep solo attraverso la sua newletter. Se ne accorgerà qualcuno oltre al suo esiguo e fedelissimo seguito? Io mi auguro di sì.

Boduf Songs – “Internal Memo”

Puntata #11!

CocoRosie - We Are On FireA proposito del nuovo singolo delle CocoRosie la notizia più positiva è che esce su Touch&Go. Che la storica etichetta di Chicago torni presto a recitare il ruolo di motore dell’underground americano è forse un’ipotesi poco verosimile adesso, però almeno si ricomincia. Il singolo in quanto tale è buono, il ritornello di “We Are On Fire” è facilotto però funziona e anche l’altra a-side in compagnia di Antony (“Tearz For Animals”, qui sotto) è un buon pezzo. Resta ugualmente la sesazione che le due sorelle Casady il meglio l’abbiano dato con i primi due dischi. Non mi dilungo sulle altre novità ascoltate questa settimana, dal momento che su molti degli artisti proposti dovremo tornare a breve con post dedicati.

Playlist 5 giugno 2012

The WalkmenHeaven (Bella Union)
“Love Is Luck”
JapandroidsCelebration Rock (Polyvinyl)
“Evil’s Sway”
RetisonicRobots Fucking (Arctic Rodeo)
“Necropolitan”
Cloud NothingsAttack On Memory (Carpark)
“Stay Useless”
Django DjangoStorm (Because Music, 7″)
“Storm”
CocoRosieWe Are On Fire/Tearz For Animals (Touch&Go)
“We Are On Fire”
GrimesVisions (4AD)
“Be A Body”
Firefox AKVVAA: Sounds Of Sweden (Export Music Sweden)
“Boom Boom Boom”
LemonadeDiver (True Panther)
“Ice Water”

CocoRosie – “Tearz For Animals”

Geoff Barrow…Portishead, Quakers, BEAK>

Probabilmente ha qualche potere pranoterapeuta se tutto quello che tocca, parliamo di musica, diventa di notevole fattezza! Dai tempi in cui prese parte alle session di Blue Lines dei Massive Attack e alla nascita di tutto il fenomeno trip hop, Portishead, Tricky, Neneh Cherry, ai remix per Primal Scream e Depeche Mode lui è sempre stato lì a spingere al massimo la sua creatività. Ora sono passati anni, più di un decennio, ma lui non si è fermato e dopo aver fondato una sua etichetta, la Invada, e aver prodotto band ormai riconosciute come The Coral e The Horrors, torna in pista, manda in orbita ancora una volta per destinazioni ignote ma affascinanti i Portishead e torna alle sue passioni d’infanzia!
Una di queste è l’HipHop che lo porta a pubblicare per Stone Throw un album a nome Quackers, 41 tracce e 35 featuring, di energico indie rap che poggia su basi black ma in cui il suo tocco si distingue nettamente.

Quakers – “War Drums (feat. Phat Kat & Guilty Simpson)”

Poi è il momento di un’altra band che vede protagonista Barrow: Beak>, rock, kraut e space synth che promettono un interessante nuova uscita per giugno.

BEAK> – “Yatton”

Giungiamo poi, tanto per non dimenticare nulla del nostro poliedrico produttore, al concept album realizzato assieme al compositore Ben Salisbury, Drokk, ispirato alla serie a fumetti Mega-City One, devianti tappeti lisergici e piacevoli synth che tanto ci ricordano i Daft Punk nella fatica cinematografica di Electroma.

La cosa interessante di Geoff Barrow, oltre alla sua carriera di produttore, è senz’altro il marchio stilistico ben definito e distinguibile, cosa molto rara in giro.

Kindness – World, You Need a Change of Mind (Coop.)

Kindness - World, You Need a Change of MindEcco, mai fidarsi di un disco dalla copertina. Ho preso delle cantonate tremende acquistando dischi con delle belle copertine e, viceversa, ho rischiato di perdermene di belli per il motivo opposto. È il caso di questo esordio di Kindness, giovane inglese che risponde al nome di Adam Bainbridge. Più che essere brutta, la foto della copertina ha la grave colpa di avermelo fatto stare antipatico all’istante (saranno i capelli). Errore. In realtà World, You Need a Change of Mind è un’interessante sintesi di suggestioni molto contemporanee (e alla moda),tra chill-wave e la disco deviante di Ariel Pink, ripresentata in una versione molto seducente appiccicosa.
In questo senso “House” praticamente perfetta. Ascoltare per credere.

Che poi, a giudicare dal non-video della stessa canzone, ne viene fuori anche il ritratto di una persona interessante e assai simpatica. Non l’avrei mai detto a giudicare dalla foto in copertina, tanto per ribadire. Se masticate sufficientemente l’inglese, trovate il tempo di arrivare in fondo a questo video. Ne vale la pena.