Kindness – World, You Need a Change of Mind (Coop.)

Kindness - World, You Need a Change of MindEcco, mai fidarsi di un disco dalla copertina. Ho preso delle cantonate tremende acquistando dischi con delle belle copertine e, viceversa, ho rischiato di perdermene di belli per il motivo opposto. È il caso di questo esordio di Kindness, giovane inglese che risponde al nome di Adam Bainbridge. Più che essere brutta, la foto della copertina ha la grave colpa di avermelo fatto stare antipatico all’istante (saranno i capelli). Errore. In realtà World, You Need a Change of Mind è un’interessante sintesi di suggestioni molto contemporanee (e alla moda),tra chill-wave e la disco deviante di Ariel Pink, ripresentata in una versione molto seducente appiccicosa.
In questo senso “House” praticamente perfetta. Ascoltare per credere.

Che poi, a giudicare dal non-video della stessa canzone, ne viene fuori anche il ritratto di una persona interessante e assai simpatica. Non l’avrei mai detto a giudicare dalla foto in copertina, tanto per ribadire. Se masticate sufficientemente l’inglese, trovate il tempo di arrivare in fondo a questo video. Ne vale la pena.

Puntata #7!

Omaggio scontato quanto doveroso, la puntata di oggi si è aperta con una canzone dei Beastie Boys che se ne sono andati insieme ad MCA. Smaltita la sbornia di coccodrilli e retrospettive (anche ben fatte), oggi ho voluto dire addio ad un altro pezzo della mia giovinezza che se n’è andato, a vent’anni di distanza da quel disco immenso che fu Check Your Head. Riascoltare “Pass The Mic” (e quell’entrata di basso di MCA!) o rivedere il video di “So What’Cha Want” hanno il potere ancora oggi di farmi rivivere un mondo, di fare rivivere un mondo. Mi rendo conto che pochi gruppi hanno ancora questo potere su di me. Al di là della retorica (inevitabile) di questi giorni, se dovessi spiegare gli anni ’90 ad un giovane, forse partirei proprio dai Beastie Boys.

Playlist 8 maggio 2012

Beastie BoysCheck Your Head (Capitol, 1992)
“Pass The Mic”
Death GripsThe Money Store (Epic)
“I’ve Seen Footage”
THEESatisfactionawE naturalE (Sub Pop)
“Needs”
Schoolboy Q – Habits & Contradictions (Top Dawg)
“There He Go”
A$ap RockyGoldie ep (RCA)
“Goldie”
AUBoth Lights (Leaf/Hometapes)
“Get Alive”
Young MagicMelt (Carpark)
“Slip Time”
Bear In HeavenI Love You, It’s Cool (Dead Oceans)
“Sinful Nature”
Kindness – World, You Need a Change of Mind (Polydor)
“House”
VideodreamsWet Pain (Megaphone) [free download!]
“Quicksandness”

James Blackshaw – Love Is The Plan, The Plan Is Death (Important)

James BlackshawTalentuoso musicista ugualmente abile sia al piano che alla chitarra, James Blackshaw pubblica un nuovo album di struggente bellezza. Il suo stile chitarristico senza esagerazioni e non a caso viene spesso accostato a quello di John Fahey, Bert Jansch e Robbie Basho, anche se l’artista inglese predilige la dodici corde. Love Is The Plan, The Plan Is Death è stato registrato a Chicago da Andrew Hernandez dei Balmorhea ed è un disco quasi interamente strumentale, consacrato ad una malinconia contagiosa e magnetica, senza redenzione.

Prinzhorn Dance School – Clay Class (DFA)

Una ricetta facile facile e dal sicuro effetto quella del duo britannico: suono crudo e senza fronzoli, arrangiamenti minimali, attitudine sempre in bilico tra ruvidezze post-punk e languori wave, il tutto accompagnato da un cantato caratterizzato da un fortissimo accento inglese sempre in primo piano. Ce li dimenticheremo presto, forse, però bisogna ammettere che questo secondo Clay Class si fa ascoltare che è un piacere. Qui sotto il secondo singolo estratto dall’album, con un video altrettanto semplice ed efficace, dove i Prinzhorn Dance School non riescono a risparmiarsi una strizzatina d’occhio agli XX. Tocca veramente a molti, ultimamente.

Michael Kiwanuka – Home Again (Communion)

Ciao a tutti, amici di Soundverite! Non potevo scegliere un post migliore per debuttare su questo blog! Come cita il titolo dell’album, “Home Again” ,anch’io posso dire lo stesso ora che sono entrato nella casa, nella comune guidata dal nostro santone Gigi!!!……finalmente a casa!

Mikael Kiwanuka è figlio di quella madre nostalgica che oramai da un paio d’anni sta sfornando, forse troppi, figli colorati di suoni soul, r’n’b e motown che vedono un futuro solamente guardandosi alle spalle!

Non si può dire diversamente del nostro ragazzo dal cognome hawaiano. Di provenienza britannica e originario dell’Uganda, nella sua produzione non troviamo influenze  legate ad una necessità commerciale, bensì una capacità ed uno stile personale che và a tirare in ballo citazioni rischiose come l’empatico Bill Whiters o il poetico Terry Callier. Azzardate? Non proprio, lui suona la chitarra e riesce ad appoggiare sopra melodie decisamente struggenti, come nel caso del singolo “Home Again”, quando si apre ad arrangiamenti lo fa con sorprendente maturità rendendo giustizia al suo stile.

Forgiato nell’officina della Communion Records, organizzazione più che etichetta dietro alla quale si cela tra gli altri Ben Lovet dei Mumford & S., dove sembra che abbiano trovato il fertilizzante giusto visto la qualità del “raccolto” che continuano ad ottenere!