The Black Angels – Don’t Play With Guns (video)

The Black Angels - Indigo MeadowMi sono imbattuto in questo video dei Black Angels casualmente, subito dopo aver guardato il video di “People of The Sticks” dei Besnard Lakes. Son rimasto sorpreso perché, per quanto le due band propongano un approccio alla psichedelia molto diverso, i due video invece hanno molto in comune dal punto di vista estetico. In entrambi c’è un pizzico di ironia ma, cosa più interessante, in entrambi si ripropone il tema dell’alterazione delle percezioni tramite droghe in contesti inusuali e ben distanti dal consueto immaginario hippie. Vale la pena vederli entrambi e in rapida successione.
Per quanto riguada Indigo Meadow, il nuovo album della band texana, mi limito a dire che può piacere o non piacere per le stesse identiche ragioni. Si tratta, ancora una volta, di psichedelia garage da manuale, dove le dilatazioni più liserguche del passato sono contenute a favore di un approccio più muscolare e diretto. Sono bravissimi, direi perfetti. Se però siete in cerca di originalità (buona fortuna), naturalmente, questo disco non fa per voi.


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Dan Friel – Thumper (video)

Dan Friel - Total FolkloreTerminata l’avventura con i Parts & Labor, Dan Friel ha ripiegato su se stesso e sulle proprie macchine, scoprendo un’audacia sorprendente. Da bravo estremista, Dan accelera colore e saturazione del proprio suono. Elettronica vintage, effetti a catena, senso della melodia acuto e qui portato all’esasperazione. Il nuovo album Total Folklore pubblicato via Thrill Jockey è un trionfo dell’eccesso a tutti i livelli. “Thumper” non è il miglior brano dell’album, ma il video rende bene l’idea di come lavora questo ragazzo newyorkese e di cosa è capace.

Videodreams – Can’t Be Wrong (video)

VideodreamsLi abbiamo avuti ospiti martedì scorso dove, in un’ora di trasmissione, c’hanno raccontato parecchie cose sul nuovo Shipwrecks da cui hanno anche suonato due brani live in acustico. Per chi si è perso la puntata e mi ha chiesto di rimediare, confermo che entro la settimana dovrei finalmente trovare il tempo di fare un piccolo editing della diretta e proporre un breve florilegio dei suoi momenti più interessanti. Nel frattempo i Videodreams hanno finalmente svelato il video, annunaciato, del primo singolo. A conferma, ancora una volta, che ai due fratelli di Tolmezzo non mancano le idee e sanno come realizzarle. Da guardare fino alla fine.

Sigur Rós – Brennisteinn (video)

Sigur Rós - KveikurAnnunciato per metà giugno, il nuovo album dei Sigur Rós si presenta temibile sin dalla copertina. Il singolo che anticipa Kveikur (e che lo apre) si intitola “Brennisteinn” e autorizza a pensare che il suono dilatato ed etereo della band islandese, toccato il suo apice con l’ultimo Valtari (2012), cederà il passo ad uno stile più ruvido e muscolare. Una sorta di ritorno alle origini… si spera con esiti migliori. Del resto i Sigur Rós amano cambiare ad ogni album e, fino a questo momento, non hanno mai deluso, mettendo in mostra un’incredibile capacità di rinnovarsi senza rivoluzioni né abiure. Attendiamo fiduciosi.

Iceage – You’re Nothing (Matador)

Iceage - You're NothnigSarà che questi terribili danesi suonano un po’ come un concentrato di tutto ciò che ho amato da adolescente, sarà che un po’ di sana cupezza e distorsione fanno sempre bene oppure, più semplicemente, sarà pure che è il disco ideale per affrontare questa coda invernale particolarmente fastidiosa. Fatto sta che gli Iceage tornano con un nuovo album ottimo, che ha le carte in regola per piacere anche a quanti non avevano apprezzato troppo la furia incompromissoria del loro esordio. You’re Nothing porta infatti in primo piano quella tensione melodica che prima faticava a emergere così com’era, compressa tra il clangore delle chitarre e la brevità dei brani. Il risultato, pur non rinunciando alla freddezza e alla ruvidità del post-punk, è certo più sbilanciato verso il punk hardcore californiano (“Coalition” e “In Haze” gli episodi più espliciti), ma ha il merito di mettere finalmente in luce la voce di Elias Bender Rønnenfelt, il cui cantato/urlato non è mai stato così espressivo, disperato e vibrante (si ascolti “Morals”, la “ballata” del video qui sotto).

Foxygen – We Are The 21st Century Ambassadors Of Peace & Magic (Jagjaguwar)

We Are The 21st Century Ambassadors Of Peace & MagicPer me si tratta di un ottimo disco. Lo dico in apertura e senza giri di parole. Del resto su questo album mi sono giocato una pizza, scommettendo sul seguito di quel diamante grezzo che era Take The Kids Off Broadway. Anche per questo motivo mi son preso la briga di fare una cosa che non faccio mai: confrontare un po’ di recensioni in giro per il web. Ne vien fuori che i Foxygen non fanno affatto l’unanimità, anzi dividono in maniera molto netta. La prima spaccatura si riscontra tra critica estera (mediamente molto positiva) e quella italiana (in questo caso molto severa). Per Pitchfork si stratta di un best new music, lusinghiero anche il giudizio di Paste Magazine e molto positivo quello di Consequence of Sound. In Inghilterra, dove sono poco inclini ad assecondare nuovi fenomeni made in USA, la BBC ne ha parlato molto bene e l’NME gli affibia un 8/10. Le recensioni negative più che altro puntano il dito contro la “mancanza di personalità”. I Foxygen scopiazzano. Per SA il tutto si riduce ad una a “una simil-compilation di quasi-cover” (sic) e su Ondarock si pensa alla malafede e ci si spinge fino ad ipotizzare astute operazioni  al fine di “fare un gruzzoletto abbastanza grande per comprarsi una macchina o aprirsi un mutuo per la casa” (sob, la “crisi” l’abbiamo introiettata da queste parti, ormai). Più pertinente invece la stroncatura di The Quietus che rimprovera ai due californiani di aver riportato nel XXI secolo l’estetica e il suono di un decennio, senza però essere riusciti a rievocarne il fascino. Tirando le somme si ripropone il solito problema: l’originale e il derivativo sono categorie utili per valutare un album? Io ormai da tempo sono convinto di no. Anche perché spesso ciò che ci sembra originale è semplicemente il risultato di un furto a ladri più discreti di quelli a cui hanno rubato i Foxygen. Che dovremmo dire di Tame Impala o di Jake Bugg? A me piacciono entrambi ma se mi si viene a dire che “hanno saputo impastare di nuove idee vecchi concetti” (sempre qui), permettetemi di sorriderne. I Foxygen sanno scrivere canzoni (e questo penso sia incontestabile) e soprattutto, cosa che non è stata messa quasi mai in evidenza, sono dotati di un’irriverenza e di una sfacciataggine che li rende genuini e credibili.

Dutch Uncles – Flexxin (video)

Dutch UnclesUn video che fa il paio con quello di Everything Everything postato qui sotto. Anche i Dutch Uncles vengono da Manchester (Stockport, esattamente, a quanto si legge) e portano avanti un’idea di pop per nulla banale, fatta di strutture articolate e cambi di direzione inaspettati. Il tutto, e questa è la parte più difficile, senza rinunciare all’immediatezza. Non manca un tocco wave che da queste parti è sempre apprezzato. Il loro nuovo Out Of Touch In The Wild è un album da ascoltare con attenzione.