Best Records 2016, parte seconda 10-1

10. Klara LewisToo (Editions Mego)

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09. Roly PorterThird Law (Tri Angle)

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08. The BodyNo One Deserves Happiness (Thrill Jockey)

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07. Nick Cave & The Bad SeedsSkeleton Tree (Bad Seed)

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06. BADBADNOTGOODIV (Innovative Leisure)

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05. Ian William CraigCentres (Fat Cat)

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04. Kevin MorbySinging Saw (Dead Oceans)

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03. RaimeTooth (Blackest Ever Black)

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02. Tim HeckerLove Streams (4AD)

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01. David BowieBlackstar (Columbia)

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Willis Earl Beal – Nobody Knows (XL)

Willis Earl Beal - Nobody KnowsPer qualche motivo, istintivo, ho sempre creduto alla genuinità di Willis Earl Beal, anche quando era chiaro che il mettere l’accento sulla teatralità del suo personaggio (vagabondo, mezzo matto e mezzo homeless) obbediva ad una strategia diretta per attirare l’attenzione su quello che, a ben vedere, non era altro che un esordio (buono, ma non esaltante) di un perfetto sconosciuto. Quel disco, insomma, mi sembrava il classico debutto di un artista che aveva qualcosa da dire, ma non aveva ancora trovato il modo di dirlo. Il problema non era certo la voce, già impressionante, ma ruotava più che altro intorno a una questione di suono, ancora troppo acerbo e poco profondo, intenso.
Il nuovo Nobody Knows colpisce al primo ascolto: Willis ha trovato il modo. Il suono. Willis ha preso il soul e l’ha immerso in un pozzo dove non filtra più luce, un nero che resta ugualmente denso e appiccicoso anche quando decide di suonare in acustico.
Nobody Knows evoca lo spettro di Screamin’ Jay Hawkins, facendo appello alla sua teatralità e alla sua disperazione, ma rinunciando alla sua ironia. Willis canta come se non ci fosse un domani.

Puntata #66!

Fuck Buttons - Slow FocusI Fuck Buttons mi sono sempre piaciuti per la loro capacità di giocare con l’elettronica. Il loro suono è una sfida alle orecchie dell’ascoltatore che cerca di indovinare dove finisce il digitale e dove comincia l’analogico. L’impressione è che i due di Bristol si divertano a mischiare le carte in tavola deliberatamente, a prendere gli strumenti veri e farli suonare in modo sintetico e, viceversa, utilizzare i computer tentando di renderli il più “umani possibile”. È anche per questo che il loro suono, anche in questo Slow Focus, mantiene una tonalità fortemente psichedelica, per quanto più oscura rispetto al precedente e coloratissimo Tarot Sports. Ed è per lo stesso motivo che i Fuck Buttons rimangono un unicum all’interno del panorama elettronico attuale.

Fuck Buttons – “The Red Wing (edit)”

Playlist martedì 6 agosto 2013

Fuck Buttons Slow Focus (ATP)
“Prince’s Prize”
Jon Hopkins Imminuty (Domino)
“Breathe This Air”
Evenings Yore LP (Friends of Friends)
“Babe”
Koreless Yugen EP (Young Turks)
“Last Remnants”
Sebadoh Secret EP (Domino)
“Arbitrary High”
Grant Hart The Argument (Domino)
“Glorious”
Eleanor Friedberger Personal Record (Merge)
“Tomorrow Tomorrow”
Jackson Scott Melbourne (Fat Possum)
“Together Forever”

Puntata #62!

Coma Cinema - Posthumous ReleaseNon so a voi, ma a me il nome di Coma Cinema era de tutto ignoto. Ancor meno mi diceva quello di Mat Cochran, l’autore che l’ha scelto per pubblicare i suoi dischi. Eppure questo Posthumous Release è il suo terzo album e mette in luce delle qualità incontestabili. Si tratta di cantautorato ispirato, in bilico tra pop e folk, con espliciti riferimenti ad un panorama melodico ancorato saldamente agli anni ’90. Le canzoni, sussurrate e sofferte, si tingono spesso di soffusa psichedelia dalle atmosfere morbose e disperate, ma senza rinunciare ad un tocco di leggerezza che spiazza e invita ad ascolti ripetuti. Sul suo bandcamp l’album è ancora disponibile ad offerta libera (vale anche 0). Buona estate all’inferno.

Playlist martedì 9 luglio 2013

Coma Cinema Posthumous Release (Spoon & Fork)
“Satan Made A Mansion”
Jackson Scott Melbourne (Fat Possum)
“That Awful Sound”
Dirty Beaches Drifters/Love is The Devil (Zoo Music)
“Elli”
Anika Anika Ep (Stones Throw)
“In The City”
Airhead For Years (R&S)
“Callow”
Lemuria The Distance Is So Big (Bridge 9)
“Brilliant Dancer”
Jagwar Ma Howlin’ (Marathon Artists)
“Man I Need”
Austra Olympia (Domino)
“Forgive Me”
Young GalaxyUltramarine (Paper Bag)
“New Summer”
TuungTurbines (Full Time Hobby)
“By This”

Puntata #58!

Mount Kimbie - Cold Spring Fault Less YouthMentre in casa Warp i riflettori sono (giustamente) puntati sul ritorno dei Boards Of Canada, i Mount Kimbie hanno fatto uscire il seguito del fortunato Crooks & Love (2010). All’epoca i due giovani inglesi mi sembravano gli interpreti più credibili di un approccio che sapesse utilizzare stilemi e suggestioni dubstep in una chiave più leggera e solare, diciamo pure “pop”, se volete. Il nuovo Cold Spring Fault Less Youth in realtà si è spinto oltre ed è una bella sorpresa, soprattutto perché dà l’impressione di essere frutto di una libertà espressiva totale e senza calcoli. Vi si trova dentro un po’ di tutto, dall’r’nb all’idm, passando inevitabilmente attraverso il dubstep, dosato con grande equilibrio e gusto. Alla fine, non capisco bene perché, il tutto finisce a volte per suonare molto trip-hop.
I due brani cantati da King Krule sono da brividi, ma io ormai sono totalmente posseduto dalla voce sgraziata di questo ragazzetto lentigginoso.

Mount Kimbie – “You Took Your Time (ft. King Krule)”

Playlist martedì 4 giugno 2013

Mount Kimbie Cold Spring Fault Less Youth (Warp)
“You Took Your Time (ft. King Krule)”
Tuung Turbines (Full Time Hobby)
“So Far From Here” [free download]
Kisses Kids In L.A. (Splendour)
“The Hardest Part”
Appaloosa VV. AA. After Dark 2 (Italians Do It Better)
“Fill The Blanks”
Foxygen No Destruction b/w Where’s The Money? (Jagjaguwar)
“Where’s The Money”
Fuzz Sleigh Ride b/w You Won’t See Me (In The Red)
“Sleigh Ride”
Mikhael Paskalev What’s Life Without Losers (Universal)
“I Spy”
Case Studies This is Another Life (Sacred Bones)
“Driving East, And Through Her”
The Pastels Slow Summits (Domino)
“Check My Heart”

Puntata #57!

Bombino - NomadL’attenzione che si è risvegliata nei confronti dei suoni esotici è uno dei fenomeni più interessanti che ha colpito il mondo musicale negli ultimi anni. La nuova irruzione di suggestioni e ritimiche africane che ormai da un po’ sta cambiando il volto del pop-rock occidentale sembra adesso prendere una direzione inversa. A quanto pare, adesso sono i musicisti africani che cercano i produttori occidentali per adattare il proprio suono ai gusti di mercati più appetibili. È quanto è successo a Bombino, chitarrista tuareg che per il nuovo Nomad ha deciso di avvalersi della produzione di Dan Auerbach dei Black Keys, e a Rokia Traoré, cantante e musicista del Mali che si è rivolta a John Parish per il suo Beautiful Africa. Al di là dei calcoli e delle strategie di marketing del caso, il risultato è ottimo in entrambi i casi (la mia predilezione va però a Rokia, confesso). Per chi vuole approfondire, un bell’articolo con doppia intervista ad entrambi i musicisti si può reperire su Rumore di maggio.

Playlist martedì 28 maggio 2013

Bombino Nomad (Nonesuch)
“Amidinine”
Rokia Traoré Beautiful Africa (Nonesuch)
“Lalla”
Wild Nothing Empty Estate (Captured Tracks)
“Ocean Repeating (Big Eyed Girl)”
The National Troubles Will Find Me (4AD)
“Sea Of Love”
Office Of Future Plans – 7″ Split/Daria (Lovitt)
“Solipsist”
The Growlers Hung At Heart (Fat Cat)
“Salt On A Slug”
Dark Dark Dark What I Needed (Melodic)
“What I Needed”
The Cave Singers Naomi (Jagjaguwar)
“Have To Pretend”
Pure X Crawling Up The Stairs (Acéphale)
“Someone Else”
Majical Cloudz Impersonator (Matador)
“This Is Magic”

Scout Niblett – It’s Up To Emma (Drag City)

Scout Niblett - It's Up To EmmaSe ci fosse una classifica dei musicisti più scandalosamente sottovalutati degli ultimi dieci anni, la cara Scout sicuramente meriterebbe una piazza. I suoi album sono per lo più recensiti bene, eppure sembra proprio che nonostante la cerchia degli accoliti che la seguono (tra cui naturalmente mi annovero), un riconoscimento più ampio e generalizzato resti sempre un passo oltre. It’s Up To Emma, il nuovo album, non cambierà di molto le cose. Abbandonato Steve Albini dopo anni di collaborazione, Emma (che è il vero nome di Scout) fa da se ma di fatto non abbandona la spigolosità delle chitarre e la ruvidità secca di quei colpi di batteria che da sempre accompagnano la sua voce. Scout Niblett continua a muoversi nel solco tracciato da PJ Harvey tanti anni fa, e lo fa con una credibilità e un’intensità che a momenti lasciano senza fiato.

Qualche post fa si parlava proprio di prove di dialogo tra r’n’b/soul nero e folk/indie bianco. Mi si passi la banalizzazione a colori. Questa cover che non ti aspetti penso si possa inserire tranquillamente all’interno del quadro. Cover dell’anno?

Scout Niblett – “No Scrubs”